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Debito, il mostro è sempre più vivo

Il debito pubblico italiano a ottobre ha sfondato quota 2mila miliardi: 2014, per l’esattezza, stando al bollettino statistico della Banca d’Italia.  Sempre secondo via Nazionale nei primi dieci mesi del 2012 le entrate tributarie sono aumentate del 2,9%, del 6,18% su base annua. Detto che l’aumento delle entrate e l’effettivo versamento non avvengono contemporaneamente, resta la tendenza di fondo: se le entrate crescono e il debito sale è evidente che la spesa continua a essere non sostenibile. A meno che uno più uno non faccia quasi due, come di moda nei palazzi della politica.

Ma dove dovrebbe colpire la cosiddetta spending review? Le più indebitate — sempre secondo Bankitalia, sono le amministrazioni centrali mentre cala il debito per gli Enti locali. Il debito non consolidato delle Amministrazioni centrali raggiunge a ottobre i 1.907,242 miliardi dai 1.887,071 miliardi di settembre. Quello delle amministrazioni locali scende a 134,205 miliardi(da 134,551 miliardi). In particolare, quello delle Regioni e Province autonome cala a 40.523 milioni (da 40.680 milioni), quello dei Comuni a 50.051 milioni (da 50.251 milioni), mentre quello delle Province sale a 9.115 milioni (da 9.095 milioni). Avete letto bene: sale il debito delle province, quegli enti locali che dovevano essere riordinate e tagliate, se non fosse saltato tutto.

Per gli amanti della statistica: il debito pubblico raggiunto a ottobre equivale a circa 33.081 mila euro a testa, bebe’ compresi