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L’ INAUGURAZIONE

Non é la solita attività programmata e valutata attraverso la consueta moltitudine di carte, bolli, firme ed autorizzazioni; quella di oggi é una semplice partita di pallavolo.

In realtà non siamo interessati a chi possa arbitrare o a chi siano gli atleti che comunque rimarranno personaggi annebbiati nella nostra memoria, non siamo neppure interessati al risultato finale che di certo non balzerà all’attenzione della cronaca sportiva; il motivo che ci spinge a partecipare a questa giornata sportiva é esattamente quello che quest’occasione rappresenta.

A vincere sarà sicuramente il calore umano, i concorrenti saranno la voglia di crescere assieme e di identificarsi nella normalità.

Cerchiamo però di capire cosa abbia spinto Mr. Alì Rakin sindaco di Chahabiya a decidere di rivolgersi a noi, soldati di pace. La trattativa, la sua gestione ed il suo risultato, sono una piccola parte di un ciclo iniziato nei rigidi formalismi delle carte, impersonali rispetto ai sorrisi compiaciuti che oggi ci circondano.

L’esigenza é chiara, un nuovo centro sportivo polifunzionale adatto a tutte le età, che per un fortunato segno del destino é stata raccolta da un ulteriore interlocutore ed interprete della distensione, i colleghi malesi, un popolo sincero, semplice e leale che dispensa sorrisi anche quando naviga in grandi affanni, come lo scorso Tsunami che molti di loro ancora raccontano con emozione. Forse i colleghi malesi rappresentano il migliore interlocutore di chi, proprio come loro, riconosce questa angoscia, e proprio loro può essere la mano non cedevole della solidarietà verso chi, con timidezza e qualche iniziale diffidenza, si fa avanti per chiedere aiuto.

È in questa fase che la disponibilità assume le sfumature dell’impegno, un impegno responsabile, un impegno che inevitabilmente vincola ad incontri, sguardi, prospettive di intere famiglie; volti che forse mai nemmeno vedremo, ma sospiri che sentiremo dietro le nostre spalle, sensazioni che ci porteremo nel cuore negli anni a venire, all’ombra di una iniziale cecità che diventerà luce di fronte l’atteso miracolo di un ritorno alla normalità.

Lo stimolo dato da quello che viene oggi definito “Italian Way”, cioè la capacità di interpretare un ruolo che va ben oltre l’immagine del soldato, un contatto tutto italiano, un calore umano nazionale che parte da un approccio sincero, educato, privo di pregiudizi, è ciò che spinge a tornare fra questa gente e noi lo facciamo sospinti dall’obbligo di fornir loro un sostegno, dall’obbligo di ricompensare quei visi sorridenti e quelle figure sfumate che ci fissano da dietro le finestre, nell’attesa di trovare quel lume che tiene accesa la loro speranza, unita a gratitudine che, comunque non ti verrà mai rappresentata.

E’ su queste emozioni che un po’ per magia, un po’ per maestria, ci ritroviamo assieme tenendo strette fra le mani il nastro inaugurale e le forbici per il tradizionale taglio.

Èd è proprio così che adesso possiamo dare un volto ai sorrisi, possiamo condividere i loro sospiri ed incrociare quegli sguardi che fino a qualche ora fa erano solo percezione ma che tutti quanti, ciascuno con fare differente, ci regala un sincero grazie!