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L’alberello di Natale di Stevie Wonder

Cari miei. Mentre voi state comprando tablet, ipod, ipad, iphone, smartphone e altri aggeggi,  il vostro ammuffito blogger sprofondava nell’archeologia più pura, installando un fantomatico giradischi. No, non ridete, vi prego. Non potevo lasciare i miei poveri vinili lì, muti. E adesso mentre vi scrivo, ne approfitto per raccontarvi cosa ho riesumato: un album di natale (uh, che originalone). Una roba strana, credo, non facilmente reperibile. ‘Someday at Christmas’ di Stevie Wonder, anno di grazia 1968, registrato all’età di 18 anni. Niente di che, eh, ma un album natalizio un po’ diverso dal solito. Non c’è traccia nè del soul nè del funky tipici di Little Wonder, ci ritroviamo un tot di ballad zuccherose. Ma quel che rende diverse questo album natalizio dagli altri, è una serie di pezzi di Ron Miller, poco noti, come  la deliziosa ‘One little christmas tree’. Wonder era gli inizi, i capolavori erano di là da venire: ‘Innervisions’ e ‘Songs in the key of life’. Oggi Stevie è dimenticato, eppure è stato un genio. La sua voce, incredibile, e anche la sua capacità compositiva capace di azzeccare il giusto impasto soul e pop.

Il suo ultimo grande disco è del 1979, ‘The secret life of plants’, un album ispirato alle piante, molto strumentale, ma anche con canzoni bellissime. Poi? Poi il ragazzo si è bevuto il cervello. Con l’agghiacciante ‘Ebony and ivory’ del prezzemolino McCartney e la terrificante ‘I just called to say I love you’: ricordate il film ‘Alta fedeltà’? Un cliente voleva comprare il 45 giri, ma il commesso si rifiutava di vendergli una simile sorsata di melassa. Wonder è sparito da tempo, poco male, come insegna David Bowie, non c’è niente di male nella pensione di chi ha scritto meraviglie e non ha più nulla da dire.