Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Il fioretto delle donne

Dal Qs in edicola ieri

LA LINGUA dell’oro in pedana resterà la stessa, il dialetto di Jesi. Elisa Di Francisca ha scelto: sarà una delle signore d’Olimpia del fioretto, Giovanna Trillini, a raccogliere l’eredità di Stefano Cerioni. Per ora nel ruolo di maestro della vincitrice del doppio oro a Londra, ma il nuovo ct azzurro non è ancora stato nominato, e la Trillini sa come si vince sia da sola, che in squadra. Chissà, oggi maestro, domani ct
«CALMA, calma. Non corriamo», para subito la campionessa di Barcellona ‘92. La sua allieva ovviamente non può impegnarsi per la federazione, ma intanto spende parole importanti: «Ho scelto Giovanna perché la stimo molto come atleta, ma soprattutto come persona. Inizieremo a lavorare e vedremo come andrà — racconta la Di Francisca —, tra di noi c’è un ottimo rapporto e non nascondo che mi piacerebbe molto contribuire ad abbattere anche la barriera che vuole solo tecnici maschi ad alto livello».
IL FEMMINISMO che impugna il fioretto? «Ma no, diciamo solo che noi due siamo già in sintonia perché abbiamo anche gareggiato insieme e a bordo pedana ci siamo sempre aiutate — dice la Trillini —, mi basta uno sguardo per capire se Elisa ha qualcosa che non va. Io le ho dato la massima disponibilità perché era un progetto che avevo già in mente, anche se i tempi sono stati più rapidi del previsto. Cambieremo qualcosa sulle misure, perché io sono più bassa di Cerioni. Vorrà dire che Elisa diventerà fortissima anche contro rivali più piccole». A proposito di rivali: oltre al fatto di essere cresciute nella stessa Jesi dalla quale la scherma italiana non può prescindere («spero che non se la prendano i maestri delle altre città», smorza Giovanna), l’altra cosa che unisce le due campionesse olimpiche a vent’anni di distanza è il nome dell’avversaria più fiera, quella Valentina Vezzali che si accinge a diventare mamma per la seconda volta, ma non ha intenzione di mollare: «Credo che alla fine sia una ruota che gira — conclude la Trillini — è capitato a Valentina con me e adesso sta capitando a lei con Elisa. Alla fine comunque in queste cose non contano i maestri, ma come si gestiscono le atlete. E mi sembra che in questo Elisa sappia benissimo come cavarsela. Non ha bisogno dei miei consigli».