L’anno di Sintini
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DAL CAPODANNO del 2012 a quello del 2013 è passata una vita. Quella che Giacomo ‘Jack’ Sintini si è ripreso, nell’arco di dodici mesi che prima gli hanno regalato la guarigione dal linfoma, poi le prime vittorie della sua seconda esistenza sportiva. Domenica al Forum il regista ravennate non è entrato in campo, ma c’è anche il suo nome nella Coppa Italia che l’Itas Trento ha strappato alla Lube Macerata. E c’era la piccola Carolina, 4 anni, tra le sua braccia sul podio.
Sintini, che differenza c’è tra i due capodanni?
«Fate voi: un anno fa ero a letto con le difese immunitarie ancora troppo basse, mi ero sottoposto al trapianto di midollo solo pochi giorni prima, il 17 dicembre, e non potevo neanche uscire di casa».
Stavolta avrà festeggiato anche la Coppa.
«Sì, anche se abbiamo fatto una cosa tranquilla, con la mia famiglia e quella del compagno di squadra Raphael».
Il suo 2012 è stato un anno pazzesco.
«Davvero, se ci penso in dodici mesi sono condensate le cose che di solito succedono in una vita intera. E’ stato un anno bello, iniziato con tanta fatica, ma proseguito con conquiste costanti, mese dopo mese. Da quando sono uscito di casa per la prima volta per camminare, a quando ho iniziato a frequentare meno l’ospedale, all’idoneità sportiva ottenuta in maggio. Poi la chiamata di Trento in giugno, i primi allenamenti, il mondiale di club e infine la Coppa Italia vinta a Milano. Io e mia moglie Alessia abbiamo avuto un 2011 molto difficile, ma il 2012 ci ha ripagato».
A Milano ha giocato poco, ma ha promosso la sua associazione.
«Non finirò mai di ringraziare la Lega per lo spazio che mi sta dando. Abbiamo distribuito materiale informativo, fatto passare il messaggio. Poi è vero che in campo sono andato solo in semifinale, anche se cerco sempre di restare coinvolto nella partita e dare consigli soprattutto all’altro alzatore Raphael. Ma è stato comunque un week end memorabile, abbiamo raccolto ancora fondi».
A che quota siete?
«Solo a Milano abbiamo ricevuto altri tremila euro di donazioni. Complessivamente, l’associazione ha già raccolto 56mila euro, 20mila dei quali già consegnati al reparto dove mi hanno curato, all’ospedale di Perugia. Altri cinquemila li abbiamo usati per portare doni ai bambini ricoverati in ematologia, prima di Natale. Con quelli che abbiamo ancora in cassa stiamo organizzando nuovi momenti benefici».
C’è sempre la Lube, nel suo destino.
«E’ incredibile, in tanti passaggi della mia vita c’è stata Macerata: con quella maglia ho vinto uno scudetto, contro la Lube ho giocato l’ultima partita prima di sapere della malattia e la prima dopo essermi ripreso, e adesso ho vinto il primo trofeo italiano. Ma è una coincidenza facile, quando ci sono delle finali, spesso Macerata è presente…»
Quando la rivedremo protagonista anche in campo?
«Io non ho fretta, sono già molto contento di quello che ho fatto in questi mesi. Ma sono uno che si dà degli obiettivi: uno è quello di tornare in nazionale, per riprendermi ciò che la malattia ha provato a togliermi, senza riuscirci. Credo di poter tornare a giocare a certi livelli».