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La stampa e Caro, un problema di coscienza

La morte violenta di una quattordicenne ha forse per la prima volta obbligato i suoi coetanei (ma anche e soprattutto) gli adulti a riflettere sui rischi che si nascondono dietro la rete dei social network e che possono portare a scelte tragiche e irrimediabili. Ma siamo proprio certi che la ragazzina novarese sia stata «uccisa» dalle maldicenze postate su Facebook?
Giovanna Penna, da ilgiorno.it

E’ difficile scrutare nelle menti degli adolescenti e scoprire in tempo il senso di disagio e di vuoto interiore che può generare un atto irreparabile. Nel caso di «Caro» non ce l’hanno fatta i genitori, gli insegnanti, gli amici che da giorni cercano una spiegazione che forse non c’è. Perché non si può morire a soli 14 anni lanciandosi dal balcone di casa anche se sei stata oggetto di violente e gratuite maldicenze. Certo Facebook e Twitter possono fare da cassa di risonanza ai pettegolezzi così come la stampa (sì, anche la stampa che in questi giorni ha fatto colpevolmente a gara nel rincorrere i particolari più intimi della vicenda) potrebbe scatenare la facile ricerca di un responsabile a tutti i costi. Invece agli adulti (e ai giornalisti) spetta sempre il compito di frenare l’emotività e non alimentare i pettegolezzi.
laura.fasano@ilgiorno.net