IL DIRETTORE
Oggi ho conosciuto Mr.Alì Rakin, abita a Tiro.
Mr. Rakin è un distinto signore minuto, i suoi occhiali calati sul naso nascondono gli occhi lucidi quando inizia a raccontare di come, ancora bimbo, era attratto dall’idea di lavorare per un giornale. Ha frequentato le scuole medie per un solo mese poiché la spesa dell’istruzione scolastica non era sostenibile dai genitori. Ha così intrapreso la strada che lo ha inserito nel mondo del lavoro.
Un giorno, ancora teenager, trovandosi a Beirut, la capitale, rimasto sorpreso davanti la sede del proprio giornale preferito, “An Nahar”, si imbatte, per caso, in un cronista locale che dovendo andare a Tiro, ma non avendone le possibilità, gli offre di recensire la visita dell’allora presidente del Libano Camille Chamoun.
Mr. Rakin spinto dal prestigio di un incarico apparentemente impossibile, incontra il presidente, esperto cacciatore, in visita alla sua città natale. Il presidente immediatamente conquistato da quell’adolescente un po’ impacciato lo invita a seguirlo per la successiva battuta di caccia e così le volte successive.
La sua dedizione per la carta stampata lo spinge a redigere la cronaca della crisi con la Francia, il suo incontro con il presidente Francois Mitterand e la fiducia conquistata all’Eliseo quando, di nascosto, aiutava i soldati francesi rifornendoli di generi alimentari che lanciava oltre il muro di cinta.
Da una crisi al fronte, Mr. Rakin è l’unico redattore in vita in questa regione a documentare le offensive delle milizie di Tel Aviv nel sud del Libano.
A questo punto, il giornale “An Nahar” si accorge di avere un cronista di fiducia e gli permette di iniziare a operare ponendo la propria firma sotto quel logo prestigioso.
Le notizie dei numerosi villaggi a sud di Tiro passavano attraverso l’unico telefono esistente allora dislocato presso un’abitazione privata e fruibile per chiunque avesse esigenza di raccontare una storia che Mr. Rakin con solerzia pubblicava.
Oggi, superata quella che noi definiremmo come “età pensionabile” di cui lui forse non conosce nemmeno l’esistenza, mi racconta di come é riuscito a far sposare i propri figli e mantenere una famiglia in quei giorni così difficili.
La sede del giornale che dirige, ”An Nahar”, il secondo per importanza nel Libano, il primo come vendite all’estero, altri non è che non un piccolo appartamento con una cucina, uno studio ed una sala ricolma di scaffali contenenti materiale sportivo ordinatamente riposto e catalogato quale magazzino per il sottostante negozio di articoli sportivi di proprietà del figlio.
Ma quel logo del gallo azzurro che mi mostra con orgoglio,ancora oggi apre un’emozione che non riesce a trattenere allorquando gli confesso di sentirmi io, al suo cospetto, come quel ragazzino incerto davanti la sede del giornale di Beirut più di quaranta anni fa.
Oggi mi apre la sua casa, mi mostra tutti i suoi trofei raccolti in una piccola bacheca, mi offre un pezzo di torta, quella del suo compleanno del giorno prima. Poi stropicciandosi gli occhi, lucidi per l’emozione, ci scatta una foto e ci saluta come un padre fa con i propri figli.
Oggi ho conosciuto Mr. Alì Rakin, abita a Tiro, ha la quinta elementare ha da tempo superato i settant’anni, non ha mai percepito compensi dal suo giornale ed oggi come allora ne redige la cronaca con lo stesso vigore.