Mario Monti e la Verità
Piegare la realtà alle convenienze del momento per i politici è una prassi. Anche per i ‘tecnici’, pare. Ieri, Mario Monti l’ha fatto di nuovo: per attaccare Berlusconi, ha detto che il volume delle esportazioni è direttamente proporzionale alla «credibilità» dei governi in carica; ma ha omesso di spiegare per quale ragione, allora, da quando al governo c’è lui l’export italiano sia in realtà calato. Analoghe forzature erano già avvenute sull’Imu (effettivamente introdotta da Tremonti, ma non sulla prima casa e non con gli estimi catastali odierni) e sul redditometro: «Una bomba ad orologeria messa da chi ci ha preceduti». Sì che persino il direttore del Sole 24Ore, certo a lui non pregiudizialmente ostile, si è domandato per quale oscura ragione Monti non l’abbia «ritirato dalla circolazione». Sempre ieri il ministro Giarda notava con disappunto l’avvenuta metamorfosi del Professore. E si capisce. Dovendo governare non più per chiamata diretta ma per volontà popolare, Monti deve conquistarsi il consenso anche a spese della verità, e dalle sue crescenti forzature si intuisce che i sondaggi sono inferiori alle aspettative. Perciò Monti usa la sciabola con Berlusconi e il fioretto con Bersani, tenendosi vago sulla possibile alleanza post elettorale con la sinistra. Diranno le urne chi, tra lui e il segretario del Pd, avrà infine più bisogno dell’altro.