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Negozi di dischi, anche l’Hmv ammaina la bandiera

Una delle tante meraviglie di Londra sono i negozi di dischi, realtà in assoluta estinzione nell’Italietta nostra, oggetto di pulizia etnica. Purtroppo anche oltremanica la musica è cambiata. Da tempo han chiuso Tower records, Virgin. Resisteva l’Hmv shop. Ma anche qui i vampiri della musica digitale stanno riuscendo nell’obiettivo di eliminare anche l’ennesimo nemico. Dal 15 gennaio infatti l’Hmv è entrata in amministrazione controllata, un parolone ampolloso, anticamera della chiusura. E il problema è sempre quello: non si vendono più dischi, e chi prova a vendere dischi muore. A dir la verità la scorsa estate a Londra visitando uno degli store, ancora magnifici, avevo percepito un disperato tentativo di cambiare rotta: non solo dischi, ma anche dvd, videogame, libri…non è bastato, evidentemente a salvare il cane che ascolta il grammofono (ricordate? La voce del padrone…). Il primo negozio era stato aperto nel 1921, e fino al 1996 l’Hmv (Him master’s voice) si trastullava pure una casa discografica, la Emi. Poi arrivarono Napster e il declino.

Ogni volta che finivo a Londra, una visita all’Hmv shop era d’obbligo, un tour nel tempio, un po’ come quando facevo quando a Bologna mi recavo in pellegrinaggio da Nannucci, il ricordo della sua chiusura mi fa ancora star male. Certo, a Londra restano ancora i negozietti (leggetevi ‘Il 33° giro’ di Graham Jones, bellissimo!), in Italia ormai nemmeno più quelli.