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Dalle tasse al Mali, l’ombra di Prodi su Bersani

Vendola è a favore della patrimoniale e contrario alla guerra in Mali, Bersani è contrario alla patrimoniale e a favore della guerra in Mali. Politica economica e politica estera: le sinistre restano due e come sempre tirano in direzioni opposte. Si allunga dunque sul futuro governo Bersani l’ombra lunga del passato governo Prodi. In politica estera, le logiche del pacifismo assoluto si scontreranno con quelle del realismo necessario; in politica economica a confliggere saranno parole d’ordine inevitabilmente tarate su elettorati diversi. Poi, certo, è possibile cambiare idea. E sulla patrimoniale Bersani l’ha fatto. Fino a ieri, il dibattito nel Pd era se farla «straordinaria» oppure «ordinaria»: nella botta e via sui grandi patrimoni confidava la destra del partito (Boccia e Morando); al superprelievo sistematico puntava la sinistra di Fassina, naturalmente in linea con le posizioni di Sel e della Cgil. «Il peso dell’Imu è micidiale, proporremo di affiancarle un’imposta patrimoniale», disse Bersani lo scorso maggio. E la sua idea finì nella carta di intenti del Pd. Non era quindi una cattiveria sostenere che una volta premier Bersani avrebbe alzato le tasse sui grandi patrimoni. Ieri, però, il segretario del Pd ha assicurato di non credere «in una patrimoniale». Non più. E non perché l’Italia è già al secondo posto in Europa per imposizione sui patrimoni, né perché in Francia la «tassa sui ricchi» imposta da Hollande ha reso una miseria. La questione è politica: Bersani ha preferito rinunciare a una parola d’ordine di sinistra per rassicurare l’elettorato ‘moderato’ del Pd sedotto da Monti. Ma a quella parola d’ordine restano ancorati sia Vendola sia la Camusso.