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Se Pannella va col “fascista” Storace

Era il 2009, i senatori del Pd Ferrante e Della Seta denunciarono l’incompatibilità del loro collega siciliano Mirello Crisafulli col codice etico del partito. Risultato: furono minacciati di espulsione. Nei giorni scorsi Crisafulli, che pure ha vinto le primarie a Enna, è stato cassato dalle liste elettorali del Pd per le stesse ragioni che gli stessi ‘giudici’ dello stesso partito tre anni fa considerarono pretestuose. La morale, come la moda, cambia a seconda dei tempi. Emblematico il caso dei radicali nel Lazio. Nessuno si ricorda più di loro e della battaglia che Giuseppe Rossodivita e i suoi compagni condussero in fiera solitudine. Se è stato scoperchiato il calderone delle spese pazze dei gruppi regionali è merito loro. Una colpa, evidentemente. Viceversa, dovendo approntare «liste pulite» in ossequio ai tempi, il Pd li avrebbe certo reclutati. Invece niente. L’ha fatto il candidato del Pdl Francesco Storace: strano ircocervo di fascista liberale. Liberale perché ha offerto la candidatura ai radicali specificando che una volta eletti avrebbero potuto tranquillamente opporsi alla sua giunta. «Se vinco, mi controlleranno», ha detto. E l’avrà pure fatto per calcolo, ma l’afferta è nobile e grottesco il dibattito che ha innescato. Si parla di «deriva fascista» di Pannella, come se i radicali fossero usi zoppicare con lo zoppo. Si depreca il loro «relativismo politico», come se in passato non si fossero già letteralmente messi all’asta tra centrodestra e centrosinistra. Suonerà retorico, ma c’è una «diversità» radicale che andrebbe apprezzata fuori da ogni convenienza, schieramento e sensibilità. Una diversità che sfugge persino a molti di loro. Tant’è che, nel fuoco delle critiche interne, par di capire che Marco Pannella sia stato infine sollevato nel comunicare che <un problema tecnico> impediva l’accordo.