Un fondo per l’economia reale d’Europa
Notre Europe – Institute Jacques Delors pubblica oggi una proposta di tre economisti per contenere gli squilibri tra le economie della zona euro. E’ un intervento di grande interesse che, come per esempio gli eurobond, affronta una delle distorisioni dell’eurosistema ben amplificata dalla crisi di questi anni. Henrich Enderlein, Jann Spiess et Lucas Guttenberg partono dal rapporto dei quattro presidenti del dicembre scorso (Verso una vera unione monetaria) e dalla necessità di dotare la zona euro di una capacità di assorbimento dei cosiddetti choc asimmetrici all’interno dell’Uem. La proposta che formulano è la creazione di un Fonds assurantiel d’ajustement cyclique (FAAC), un fondo di aggiustamento del ciclo economico che intervenga in funzione dei divari di produzione tra i paesi degil stati membri.
Per rafforzare la convergenza dei cicli economici all’interno della zona euro — sostengono i tre economisti – il fondo drenerebbe risorse dalle economie in surriscaldamento verso quelle che rallentano, attenuando, sostanzialmente, gli effetti prociclici della politica monetaria unica della Banca Centrale europea, quella dell’ “una taglia unica che va bene per tutti». Il divario di produzione tra gli stati membri funzionerebbe da indicatore sintetico della posizione dell’economia di un paese all’interno del ciclo economico aggregato della zona euro. IL Fondo, per definizione, andrebbe riequilibrato ogni anno ma, sostengono i tre economisti, le simulazioni indicano che a lungo termine il saldo per i paese sarebbe vicino a zero. L’ipotesi presa in considerazione ipotizza un trasferimento dal fondo pari al 50% del divario tra la produzione nazionale e la produzione aggregata. Se un dispositivo analogo fosse stato creato i divari sarebbero stati inferiori al 39,5% a distanza di quattordici anni e l’effetto sarebbe stato ancora più forte negli anni precedenti la grande crisi, dal 2005 al 2007. Riflessioni tecniche, da economisti, che potete approfondire (testo in francese). Proposta da meditare visto che, almeno per una volta, si parla di economia reale