Un piccolo Monti e un Paese ingovernabile
Non occorre citare gli ultimi sondaggi per capire se e fino a che punto quindici mesi di cura Monti e soprattutto la «salita in campo» del Professore hanno cambiato il Paese. Ad occhio è croce, se cambiamento c’è stato, è avvenuto nella direzione esattamente opposta alle intenzioni del premier uscente. Più della metà degli elettori esprimerà un voto «contro»: contro quest’Europa, contro questo modello di sviluppo, contro l’establishment in generale. E se è vero che i mercati chiedono soprattutto stabilità, è concreto il rischio che da lunedì sera l’Italia torni ad essere in cima alle preoccupazioni di operatori finanziari e partner europei. Quasi impossibile, infatti, immaginare che dalle urne esca un risultato netto, un vincitore chiaro, un governo in pectore. Bersani avrà bisogno di Monti ma i voti di Monti in parlamento potrebbero non bastare, e andrebbero comunque sommati a quelli di Vendola. Altro che i centristi che scalzano Sel e ne prendono il posto… Molti stapperebbero lo champagne, Berlusconi ha già annunciato che si ubriacherebbe, ma poiché non si intravedono formule di governo alternative all’asse sinistra-centro, per il Paese si aprirebbe una stagione sciagurata. Comunque la si pensi, l’Italia in Europa è un sorvegliato speciale e l’impossibilità di formare a tambur battente un governo credibile e stabile rimetterebbe in moto meccanismi già visti fino a 15 mesi fa: tassi di interesse e spread alle stelle, ingerenze della Bce, pressioni del Fondo monetario internazionale, grande attivismo della Commissione europea. Se Mario Monti non riuscirà ad eleggere una trentina di senatori, questo è lo scenario che ci si prospetta. Ma se anche ce la facesse, governare non sarà facile. Alligna nel Paese un umore (mood, dicono gli anglofili) nero, la Cgil ha già annunciato mobilitazioni future e in parlamento irromperanno un centinaio di deputati e una quarantina di senatori grillini. Visto che, con la consueta lungimiranza, i partiti hanno evitato di modificare non solo la legge elettorale ma anche i regolamenti parlamentari, una minoranza coesa e agguerrita come presumibilmente sarà quella cinquestelle avrà la forza di paralizzare i lavori delle camere. Si tornerà allora a parlare di larghe intese, e Monti potrebbe infine ottenere nel Palazzo quel che non è riuscito ad ottenere nelle urne. La brutta copia di un film già visto.