I timorati di Dio assediano Gerusalemme
GLI HAREDIM, i “timorati di Dio”, marciano con fastosi travestimenti in una strada di Gerusalemme (foto Olycom). Celebrano il Purim, la festa che ricorda il digiuno di Ester, la regina che salvò il popolo ebraico dallo sterminio deciso da re Assuero. Fino a qualche tempo fa non erano un grande problema in Israele. A Gerusalemme erano concentrati a Mea Shearim, non lontano dalla Città vecchia.
Di sabato è prudente non attraversare il quartiere in auto per evitare di essere presi a sassate. Gli ascensori dei loro palazzi si fermano ad ogni piano, per evitare ai fedelissimi dell’ortodossia religiosa, di dover pigiare il bottone. Lentamente si sono moltiplicati. Le loro donne in media danno alla luce 6-7 figli.
Il professor Sergio Della Pergola, noto statistico dell’Università ebraica della capitale, calcola che siano già il 10 per cento degli israeliani. Menachem Friedman, professore emerito dell’Università Bar Ilan, prevede che fra 30 o 40 anni la metà dei bambini sarà figlio di genitori haredim. Nel 2009 il loro tasso di povertà era pari al 71 per cento. Nelle scuole rabbiniche si studia la Torah, il Pentateuco, ma non la matematica o l’inglese. Non sono tenuti al servizio militare, 3 anni per gli uomini e 2 per le donne. Potrebbero diventare un fardello insopportabile per la società israeliana che ha cominciato a prendere qualche contromisura. L’ex capo di stato maggiore e vice primo ministro Shaul Mofaz voleva estendere anche ai “timorati di Dio” la leva obbligatoria. Il 31 dicembre gli haredim hanno inscenato la provocazione più spettacolare. Hanno vestito i loro piccoli con il pigiama a righe dei campi di sterminio, gli hanno appuntato sul petto una stella gialla e li hanno mandati in piazza con le mani alzate. Era la ripetizione vivente della foto del bimbo del ghetto di Varsavia che si arrendeva ai nazisti.