Bersani non impalmerà Grillo né sarà premier
Lo ha insultato personalmente e politicamente, ha ribadito che la ragion d’essere dei cinquestelle è «spazzare via» i partiti tradizionali, ha aggiunto che un’alleanza col Pd ha le stesse possibilità che avrebbe avuto un patto Napoleone-Wellington prima di Waterloo. Ma cos’altro deve dire Beppe Grillo a Pier Luigi Bersani perché quest’ultimo si rassegni? E’ vero che gli amori non corrisposti sono i più profondi e veri, ma nei cuori romantici scatenano solo pulsioni suicide. Volendo dunque escludere che il segretario del Pd stia lavorando a un gesto ‘bello’ ma nichilista, c’è da credere che la sceneggiata sulla possibile intesa con i grillini stia vivendo i suoi ultimi e ferali atti. L’accusa, al solito impostata sul piano morale, di tener conto solo degli interessi di bottega è a doppio taglio. Se è vero che Grillo rifiuta ogni intesa politica per mantenersi ‘puro’ sperando di aumentare i consensi alle prossime elezioni, identico rimprovero si può muovere al Pd rispetto all’ipotesi di larghe intese col Pdl. Unica differenza: Bersani non punta ad aumentare i voti, ma a non perderne troppi altri. Comunque di bottega si tratta. Chi non ha una bottega da difendere è Giorgio Napolitano. Il quale, anzi, ha più volte lasciato intendere la distanza politica che lo separa dal proprio partito d’origine. Se, dunque, si può dare per scontato che Bersani potrà forse ottenere dal Quirinale un mandato esplorativo ma non troverà la via per giungere a palazzo Chigi, non per questo è certo che toccherà tornare ad elezioni in giugno. Arrivarci senza modificare la legge elettorale sarebbe folle. E logica vorrebbe si mettesse mano anche alla Costituzione per abolire finalmente il bicameralismo perfetto e trovare anche il modo di rafforzare i governi, per esempio adottando il sistema semipresidenziale francese. Le vicende di questi giorni dimostrano che tra le emergenze italiane, la riforma del sistema politico non è l’ultima. Si fa dunque largo l’ipotesi di un governo semitecnico che abbia come «scopo» non l’economia ma le riforme istituzionali. In subordine, pur venendo meno alla prassi costituzionale, è possibile prolungare la vita all’attuale governo Monti nella speranza che il Parlamento modifichi almeno il sistema elettorale. In ogni caso, negli scenari odierni la data delle prossime elezioni oscilla tra la primavera 2014 e l’autunno 2013.