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Ma com’è bello il nuovo disco di David Bowie

Se c’è un disco che vale la pena di comprare quest’anno, beh, questo è il nuovo di David Bowie.  E non perché si tratta di un album a sorpresa. E non perché il vostro ammuffito blogger è un nostalgico dell’arcobaleno del pop-rock di una volta. La ragione è una sola: la bellezza. ‘The next day’ è un disco meraviglioso: forte, potente, creativo. Mentre noi lo pensavamo disteso in un letto con la flebo al braccio, quello stramaledetto del Duca Bianco chiudeva un pugno di musicisti in uno studio, costringendoli al segreto. Come ci sia riuscito nell’era di Internet.

Non è un album pop, è il rock la sua vera anima, il motore che scuote le fondamenta di un panorama musicale fermo, pallosissimo e senza nerbo. Il singolo ‘Where are we now?’ non c’entra niente con il resto del disco. E’ l’ennesimo specchietto delle allodole piazzato ad arte da Bowie. Un brano sognante, etereo. Ma quasi tutto il resto del cd è una pioggia di lapilli. ‘The stars (are out tonight)’, ‘I’d rather be high’, ‘How does the grass grow?’, ‘Valentine’s day’, tanta chitarra, un produttore solido e navigato come Tony Visconti.  Lo confesso, mi sono emozionato ad ascoltare l’album. Mentre tanti vecchi elefanti non fanno altro che gingillarsi con delle cover o si ritrovano con vecchi compari sfiatati, c’è chi scrive nuove canzoni. Chi osa, ci urla. C’è un post it bianco sulla cover di ‘The next day’, però  l’energia pare la stessa di ‘Heroes’, l’aria la medesima di Berlino. Aprite le finestre,  fate ascoltare questo disco. E lasciate entrare un po’ di aria fresca. Finalmente.