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Bes

L’Istat e il Cnel hanno presentato il Bes, un nuovo indice che misura il grado di benessere equo e sostenibile di un paese. E’ un tentativo di dare una misura al grado di “felicità” di un paese, tema molto in voga da un po’ di tempo a questa parte ma non del tutto nuovo. Il Bes terrà conto di dodici dimensioni, dalla salute all’ambiente. Capitoli a loro volta spacchettati in 134 indicatori, singoli termometri dello stato di salute del Paese.  Una misura per la ”valutazione ex-ante ed ex-post delle
politiche”, ha spiegato il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini. Per Antonio Marzano, a capo del Cnel, infatti, si tratta di ”una svolta storica” nell’analisi politico-economica. Il primo rapporto e’ frutto di un lavoro iniziato alla fine del 2010 e che continuera’ per arrivare a definire un’unica misura per ciascuna delle dodici dimensioni. Ma gia’ ora, ha sottolineato Giovannini, ”l’Italia si pone all’avanguardia a livello internazionale per la misurazione del benessere”.

Viene in mente una testimonianza di Jacques Delors a proposito della costruzione del trattato di Maastricht: A me quei criteri non bastavano e avevo proposto di inserirne altri due: la disoccupazione di lunga durata e la disoccupazione dei giovani: non sono stati accettati. Perché l’ho fatto? Perché ritenevo indeispensabile che ci fosse un equilibrio tra l’Europa della moneta e l’europa del sociale. .. Chi si opose? L’idea non piaocque agli spgnoli e agli inglesi, ma anche i tedeschi non erano favorevoli…

Le parole del grande vecchio dell’Ue, raccolte per il libro Dieci anni con l’euro in tasca, e il Bes, l’indice del benessere, portano dritti a una suggestione: e se fosse la volta buona per riscrivere i parametri di Maastricht inserendovi l’indice della felicità?