Visione e sogni cercansi (In Europa)
L’Europa non c’è. Inutile girarci intorno, dietro al montante antieuropeismo in tutti i paesi dell’Unione c’è un grande assente: la visione di un futuro comune per raggiungere il quale valga la pena di sopportare i sacrifici imposti dalle cure anti recessione. Oltre mezzo secolo fa Germania e Francia iniziarono a darsi la mano, rinunciarono a parte della loro sovranità e cominciarono a rimarginare una ferita lunga secoli di guerre. L’ultima, quella della seconda guerra mondiale, a quei tempi era ancora marchiata sulla carne viva dei popoli e, probabilmente, non c’era bisogno di raccontare il bisogno di pace che il sogno europeo poteva garantire. Vent’anni fa i sacrifici chiesti agli italiani trasformarono una Caporetto dei conti pubblici nella grande corsa verso l’euro: c’era un traguardo e una visione, forse non condivisa da tutti. Di certo non apertamente osteggiata? E oggi? Oggi non c’è traccia di visione e di leaders all’altezza.
Alberto Quadrio Curzio, economista di chiara fama, oggi sul Sole 24 Ore ha chiesto ai leader europei di darsi — e di dare a tutti — un traguardo che possa coinvolgere le persone e dare speranza: qualche punto in più di crescita per tutti, nuovi posti di lavoro. E ha rilanciato gli euroUnionbond, una delle prove tangibili dell’essere tutti nella stessa barca e nel volerci stare. Un appello sacrosanto nel vuoto. Spiegava Giuliano Amato, ieri in un convegno a Genova: «Siamo passati dall’Europa intesa come ‘apertura’, all’Europa come ‘strizzatura del limone’. Il limone sono i cittadini, la causa dell’euroscetticismo dilagante nei Paesi europei e’ l’organizzazione istituzionale sbagliata che si e’ data l’Europa. Non e’ sbagliata l’Europa ma e’ sbagliata cosi’ poca Europa, serve un’Europa piu’ integrata finanziariamente, economicamente e politicamente». Visioni e sogni cercansi, l’Europa dei ragionieri a trazione tedesca è sempre più il peggior nemico di se stessa.