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Magico Messi, l’uomo che crea i gol dal nulla

Sono tornati i marziani. L’enfasi calcistica si sposa bene con l’ultima impresa del Barcellona. Il 4-0 al Milan fra le mura del Camp Nou è andato ben oltre i confini della ”remuntada”, che il popolo catalano invocava dopo lo 0-2 di San Siro.
Per una notte il Barcellona è tornato il più scintillante esempio di calcio moderno e collettivo che il pianeta possa esprimere. Sospinta da Xavi e Iniesta, infaticabili cucitori di gioco, la squadra blaugrana ha riscoperto in pieno il proprio valore. Avvolgente come un pitone, letale come un aspide, ha avvolto il Milan nelle sue spire, con percentuali di possesso palla vicine al 70 per cento e poi ha strangolato la squadra di Allegri senza concedere repliche.
Il palo di Niang sullo 0-1 è stato l’ultimo vero acuto di un Milan orgoglioso ma incapace di contenere la foga e le qualità tecniche del Barca. Ma aldilà del collettivo, il successo catalano porta la firma di un singolo, anzi del Singolo: Leo Messi.
Non ci voleva la doppietta al Milan per scoprire che La Pulce è uno dei più grandi attaccanti della storia, se non il migliore di sempre. Ma la sfida del Camp Nou ha dato piena dimensione delle qualità di Messi. Leo è oggi il solo attaccante al mondo in grado di inventare spazi che non esistono, di mettere in dubbio il principio dell’impenetrabilità dei corpi.
Senza i suoi sigilli, senza la doppietta del piccolo argentino, la remuntada del Barca sarebbe stata cosa molto più complessa e faticosa. E invece La Pulce ha creato dal nulla, come solo i grandi artefici sanno fare. Prima un pallone conteso a Mexes e un gioco di prestigio col sinistro magico chiuso da un tocco felpato sotto la traversa. Messi ha battuto semicoperto, mirando all’angolo alto alla destra di Abbiati e, per anticipare il portiere, non si è concesso neppure la fase di carico. Il suo sinistro è scattato rapido e mortale: un lampo freddo in un cielo sereno.
E pochi minuti più tardi, ancora un duello col malcapitato centrale francese, il sinistro che artiglia palla per allargarsi e poi la rasoiata secca a rientrare, a pelo d’erba, che passa fra le gambe di Mexes e infila impietosa Abbiati.
Due colpi che sono magie, due conigli bianchi estratti dal cilindro di un fuoriclasse infinito. Si ha un bel da dire e scrivere che il mito del Barcellona è finito, ma con un talento di questa portata ogni vittoria, ogni traguardo è possibile. Perché con Messi si scrive la storia del pallone.