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I marziani, grillini, a Roma

Fenomeno di per sè suggestivo, la calata dei grillini in Parlamento. Un po’ come lo sbarco a Roma del marziano raccontato da Ennio Flaiano: c’è chi in loro vede «l’angelo revisore» e chi «l’apocalittico qualunquismo». Un po’ naif, molto disorientati, evidentemente inesperti, a volte inutilmente aggressivi: non hanno neanche bisogno delle antenne in testa per essere riconosciuti. I parlamentari grillini balzano agli occhi. Ma sarebbe ingeneroso — e ancor peggio, sbagliato — concentrarsi sul singolo perdendo così di vista l’insieme. Il fenomeno politico. Il Movimento 5Stelle col suo straordinario 25% dei voti è il frutto dell’incrocio di due, enormi, crisi: la crisi del sistema politico italiano e la crisi economica globale. Due crisi che «i politici di professione» non hanno saputo affrontare. I partiti non si sono rinnovati (il libro ‘La Casta’, col suo milione di copie vendute, risale al 2007) né hanno avuto quel minimo istinto di sopravvivenza che li spingesse almeno a riformare il sistema elettorale. Ma soprattutto «la politica» si sta dimostrando inerme, strutturalmente impotente di fronte a un’Europa governata da élite buocratiche e un’economia governata da una finanza irresponsabile. Nel voto ai cinquestelle c’è anche questo. Perché quando pongono il problema della sovranità e teorizzano nuovi modi di intendere la democrazia, i grillini parlano di cose reali. Si può discutere sull’efficacia delle cure proposte (la trasparenza assoluta, ad esempio, è veleno per ogni politica) ma la malattia che denunciano è concreta. E non solo italiana. Significativo il fatto che un ex capo della Confindustria tedesca abbia fondato un partito ‘grillino’ che secondo i sondaggi alle elezioni di settembre potrebbe avere un sorprendente exploit. Reagire alla novità deprecandone il «populismo» o «l’antieuropeismo» è autolesionista. Alla politica compete ora di dare risposte non ai grillini ma alle domande inevase da cui Beppe Grillo e i suoi accoliti hanno preso le mosse. Chiedere ai cinquestelle di essere «responsabili» significa non aver capito nulla: la loro unica responsabilità risiede nell’impeto rivoluzionario (Nessun patto! Tutti a casa!) che li ha generati.
Il racconto di Flaiano si conclude con un marziano ormai ‘normalizzato’, ma pur sempre enigmatico. Dice: «La cosa significa tutto / e niente: è soltanto un rito. / Sta a voi darle un costrutto, / fingendo di aver capito tutto».