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Un surfista in siberia

rifeSTRANA la vita da giramondo di Claudio Rifelli, classe 1973, bolognese con un buon passato da promessa nelle giovanili (fino a uno scudetto under 16). Da Bologna andò alla Sisley, ma capì presto per amore e per forza che avrebbe fatto meglio a fare l’allenatore.

 

DA IERI, come mostra la foto, Claudio Rifelli è sul tetto d’Europa. Con una squadra che doveva essere nella finale di Champions maschile soltanto perché aveva ottenuto di organizzarla, inferiore come sembrava, sulla carta, agli squadroni della Dinamo Kazan e anche della Bre Banca Cuneo. E invece il Lokomotiv di Novosibirsk, località che credevo esistesse solo nelle previsioni del tempo, o meglio nella casella ‘minime’ delle temperature straniere, ha fatto il colpaccio, meritandosi di succedere nell’albo d’oro europeo alla Dinamo Kazan. Così, come una settimana fa con Giovanni Guidetti e la sua Vafikbank Istanbul, noi italiani dobbiamo accontentarci di festeggiare un allenatore, sul trono d’Europa, ma con una squadra straniera. Rifelli è il vice di Voronkov, l’anno scorso era stato all’Iskra Odintsovo con Santilli, prima aveva lavorato con Bernardinho nella nazionale brasiliana e nel Rexona, club femminile. Senza essere mai diventato famoso come altri italiani emigrati per lavoro, si è costruito comunque una bella storia professionale. Che gli ha permesso di dire, ieri dopo la vittoria: “Noi andiamo all’estero perché ci sono società serie, che ci mettono nelle condizioni di lavorare, non come capita purtroppo in Italia. Io spero di aver portato un po’ della nostra scuola”. Per poi salutare con una annotazione che spiega il titolo, lui che ha un animo da surfista e che pur adorando il Brasile, ora si ritrova a vivere in Siberia: “Finalmente sta arrivando la primavera e le temperature stanno crescendo, fino alla settimana scorsa eravamo a venti sottozero. Adesso siamo solo a meno dieci”.