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Buona festa del papà sotto rete, John

HO ASPETTATO la festa del papà per raccontare una storia che riguarda un mio amico di cui vi ho già parlato spesso, e che negli Stati Uniti è già stata raccontata da diversi siti negli ultimi anni. L’amico si chiama John Kessel, è un ex giocatore e ora istruttore di pallavolo a livello mondiale per la Fivb. Forse la definizione più appropriata gliel’ha appiccicata il VailDaily, giornale online del Colorado, che lo ha definito un ‘evangelista’ del volley. Perché John fa soprattutto questo: non insegna solo la tecnica della pallavolo, nei paesi del mondo che ha visitato (già oltre 50). Insegna l’amore per questo sport e per tutto quello che c’è dietro in termini di valori morali.

La storia riguarda la festa del Papà perché pur avendo girato il globo non so quante volte (durante la prossima estate tornerà anche in Italia, dove passò da giocatore a Genova, oltre trenta anni fa), pur avendo visto ogni genere di torneo, pur avendo aiutato a far fiorire decine di campi da minivolley dentro palasport giganteschi che di solito ospitano le partite della Nba, pur avendo contribuito a creare qualche decina di migliaia di giocatori americani, c’è solo un torneo che è sempre nel cuore di John. Si chiama ‘King of the mountain’, si tiene a Vail, in Colorado, e ha una particolarità: prevede la formula ‘padri e figli’. Avendo John trasmesso il virus ai suoi due pargoli, il ‘King of the mountain’ diventa l’occasione per giocare insieme. E i Kessel non saltano un anno: “Questo torneo abbraccia le famiglie più di qualunque altro, quando sono nei paesi stranieri consiglio sempre di crearne uno uguale _ racconta John _. Negli Stati Uniti ormai ce n’è uno in ogni stato. In Arizona lo fanno giocando di notte con set ai 15 punti, perché di giorno ci sono 41 gradi”. Kessel racconta l’effetto che fa: “Se i padri giocano già, aiutano i ragazzi ad aumentare il loro amore per lo sport. Se invece sono i figli a convincere i genitori a seguirli, i padri poi si accorgono di quanto sia difficile stare in campo, e valutano diversamente gli errori dei loro piccoli”. John gioca il King of the Mountain sia con la figlia McKenzie, con la quale è arrivato al massimo terzo, che con il figlio Cody, insieme al quale l’ha vinto tre volte. E’ stata proprio McKenzie, nel 2001, a convincere gli organizzatori del torneo in Colorado ad aggiungere la versione familiare. “Nostro padre è il nostro migliore amico, il divorzio da nostra madre ha contribuito ad avvicinarci di più”, racconta Cody. McKenzie aggiunge: “Lui è la persona più paziente e fiduciosa che conosca, e non ci ha mai spinto: quando ho deciso di lasciare la pallavolo a scuola per passare al lacrosse, mi ha sostenuto in pieno”. Tra di loro si chiamano i ‘Kessel-ateers’.

E tutti gli anni, per la festa del papà, i due ragazzi fanno qualcosa di speciale. Scrivono con i pennarelli sui finestrini dell’auto di John: “Il miglior papà del mondo”, “Papà numero 1”, ma anche “suonate il clacson se volete bene al vostro papà”. Sembra che la strada per il King of the mountain sia tutto un concerto. Come direbbe Vasco, senti che bel rumore.