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L’Europa matrigna

MENTRE la signora Angela Merkel, Cancelliere della Germania, assisteva all’intronazione di Francesco sul soglio di Pietro, e ascoltava parole come bontà, tenerezza, e custodia del creato, la prosa di Berlino ammoniva Cipro: niente aiuti senza un sì al piano di salvataggio che prevede il prelievo forzoso dai depositi bancari, seppur temperato rispetto alle prime ipotesi circolate. Il Parlamento cipriota in serata ha votato no.
E così l’euro si ritrova in balia della mossa più masochista che la disunita Unione potesse inventarsi per fare il gioco del crescente fronte antieuropeo. Non c’entra nulla il fatto che Cipro meriti o meno la cura da cavallo. L’idea che l’Ue possa imporre una misura simile — solo pensarla — trasmette un messaggio devastante: abbiamo messo le mani nelle loro tasche, possiamo metterle anche nelle vostre. Comprensibile che il protavoce di Olli Rehn, commissario agli Affari monetari, abbia tentato di smorzare sostenendo che quello di Cipro «è un caso unico e straordinario». Comprensibile, ma insufficiente per almeno quattro ragioni. La prima è questione di logica: oggi tocca ai ciprioti, perché domani non potrebbe toccare agli altri? La seconda: le popolazioni, specie quelle del Sud Europa, stanno soffrendo i colpi delle politiche di austerità che hanno aggravato la recessione. In questa situazione i cittadini dovrebbero fidarsi delle rassicurazioni di Bruxelles?
La terza ragione è un semplice bilancio costi-benefici: davvero non c’è altro modo per salvare Cipro senza pensare al prelievo dei soldi dai depositi? La risposta è che la lezione greca non è servita a nulla. Annullata dall’ortodossia del rigore e dall’insostenibile leggerezza di troppi capi europei. «Sbagliare umano, perseverare è diabolico», notava ieri l’economista Mario Deaglio. Ma la perseveranza ai falchi del Nord non fa difetto. Il risultato è che un peso piuma come Cipro — vale solo per lo 0,2% del Pil, ha poco più di un milione di abitanti — rischia di assestare un ko da peso massimo al gigante europeo dai piedi di argilla. Sul tedesco Spiegel l’editorialista Walter Meunchau ha parlato della mossa «più stupida e pericolosa» che l’eurozona potesse prendere. Della stupidità lo storico dell’economia, Carlo Maria Cipolla, diceva: è ciò che causa un danno ad altri senza realizzare vantaggi o subendo perdite. Il rischio di perdere per l’Europa è alto e riguarda la fiducia dei cittadini nel risparmio. Bene ha fatto ad alzare la voce Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, un europeista convinto: «L’eventuale decisione di un prelievo forzoso sui depositi bancari proposto dalla Ue al governo cipriota creerebbe un pericoloso precedente che trasformerebbe l’Europa in matrigna». Meglio evitare.