Un Pd elusivo a rischio Big Bang
Ai tempi della Prima repubblica, quando un partito voleva eludere un tema riuniva gli organismi dirigenti e discuteva per ore. Ne sgorgava un fiume di parole in piena, impossibile da incanalare in una sintesi stringente. Ma i tempi sono cambiati. Alla direzione del Pd, ieri, sono bastati tre quarti d’ora per non dire nulla. Entrare nel merito delle questioni, avrebbe significato spaccare il partito. Chiaro, e già noto, il messaggio lanciato da Bersani: «Il Paese è nei guai, serve un governo, ciascuno si assuma le proprie responsabilità». Non alla luce del sole, però. Ma, ha detto Letta, utilizzando la «creatività delle tecniche parlamentari». Pdl e Lega dovrebbero dunque «non impedire» la nascita del governo Bersani in cambio dell’elezione di un capo dello Stato «condiviso». In altri tempi, si sarebbe parlato di «inciucio». Ma i tempi, appunto, cambiano. Alla prossima direzione, però, i temi non potranno più essere elusi. E se Bersani fallirà, la sua retorica gli si ritorcerà contro. Il Paese ha urgenza d’essere governato? Allora il Pd dovrà votare compatto il ‘governo del Presidente’ che di certo Napolitano gli prospetterà. In caso contrario, si porrà la questione evocata ieri dal renziano Richetti: Renzi, da solo, alle elezioni prenderebbe più voti del Pd. Ed è questo un altro grande tema eluso: l’identità del partito e la sua possibile scissione.