Bersani-Berlusconi, bene la forma manca la sostanza
Con l’aria che tira, il semplice fatto che Bersani e Berlusconi si siano seduti attorno allo stesso tavolo è una buona notizia. Le forme del civile confronto tra avversari sono dunque salve. Quel che manca è la sostanza politica. Dire, come ha fatto il Pd, che oggetto dell’incontro fosse unicamente la ricerca di un capo dello Stato condiviso, è dire l’ovvio. Ci mancherebbe solo che — dopo aver perso o, come dice Bersani, «non vinto» — le elezioni, il Pd imponesse al Pdl un presidente della Repubblica ostile. Già ha evitato di condividere i nomi dei presidenti di Camera e Senato, farlo anche col massimo garante della terzietà istituzionale sarebbe troppo. Soprattutto in una fase di frammentazione politica e tensioni sociali crescenti. Soprattutto ora che tutti hanno capito quanto ampio possa essere il potere del Quirinale quando i partiti sono deboli. Soprattutto dopo vent’anni in cui, per sorte, in cima al Colle si sono alternati solo uomini del centrosinistra. Che il prossimo capo dello Stato possa essere di centrodestra, nessuno lo crede. Che non debba essere ostile a quella parte politica, ciascuno lo pensa. E in fondo sembra che così la pensi anche Bersani. Il quale infatti ieri ha tracciato un identikit del prossimo capo dello Stato che ricorda tanto Emma Bonino. Sarebbe una scelta dal chiaro sapore anti-Casta, ma non è quello che Berlusconi spera. Cioè un capo dello Stato pronto a sottrarlo ai magistrati nominandolo senatore a vita o graziandolo. Speranza legittima, difficilmente realizzabile. Ma non è del Quirinale che la gente parla, bensì del governo. E pare che Bersani — a differenza di Renzi — non avverta quanto impopolare sia questo suo oscillare tra pidiellini e grillini senza nulla concedere a nessuno né al Paese, preoccupandosi solo del consenso del proprio zoccolo elettorale e della propria personale sopravvivenza politica.
Si dice che dall’esito della partita quirinalizia discenderà il futuro del governo. E’ possibile. Difficile però che protagonista del secondo atto sia ancora Bersani.