Ripartire dai partiti
A sei settimane dalle elezioni, nessuno può dire se e quanto un governo vedrà la luce. Brancoleremo nel buio fino quasi alla fine di aprile, quando, sulla base della maggioranza che l’avrà eletto e forte del potere di sciogliere le camere, il nuovo capo dello stato scoprirà le sue carte. A questo siamo arrivati per la somma di due debolezze: quella, politica, di Bersani; quella, giudiziaria, di Berlusconi. I centristi contano poco. In questo tempo sospeso, i montiani si sono infatti già smontati e Casini ha infine ammesso l’errore ‘storico’ di opporsi al bipolarismo. Siamo dunque tornati tutti in una logica bipolare. Ciò significa che il sistema politico sarà sanato non tanto quando nascerà un governo, ma quando lo saranno i due partiti maggiori. Entro il 25 aprile il Pd dovrà indire un congresso che si annuncia risolutivo e si spera all’ultimo sangue. Vent’anni di compromessi non hanno infatti portato a molto. E invece si teorizza una nuova coabitazione: Fabrizio Barca al partito e Matteo Renzi al governo. Eccellenti figure, ma portatrici di sensibilità politiche diverse. Senza contare che la fine di Prodi dovrebbe aver insegnato l’importanza di far coincidere la figura del premier e quella del capo del maggiore partito. Quanto al Pdl, è interesse del Paese consentire a Berlusconi di uscire di scena da uomo libero. Ma non sarà facile, né si riesce ad immaginare chi ne potrà prendere il posto.