Un nuovo Rinascimento
A TOKYO, il 17 aprile, la ricerca italiana mostrerà i tessuti ‘a lavatrice zero’ e i sensori elettronici per la rilevazione di CO2 nelle bottiglie di vino sviluppati dal Cnr. Il robot DustBot e il polpo automa Octopus dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore San’Anna di Pisa. Il robot bambino iCub e la zampa idraulica del cane Hyq dell’Istituto italiano di tecnologia. O i gioielli e i quadri al titanio del Politecnico di Milano.
Nel capoluogo lombardo, aspettando Expo 2015, al Salone del mobile il design italiano tiene alta la bandiera di una sapienza antica. Ivrea, all’Interaction design institute, ha visto la luce Arduino: una scheda informatica che, a raccontarla male, consente di ’creare’ oggetti, animare un presepe o costruire un robot che gioca a calcio. Gli smanettoni dell’elettronica ci vanno a nozze, è ammirato nel mondo.
IL LUSSO made in Italy, la moda o la meccanica della packaging valley — grazie a tecnici e artigiani ancora inimitati — continuano a produrre gioielli da corsa sui mercati: siano calzature, abiti o macchine per imbustare il the. Risultati che, in un posto normale, si ottengono anche grazie al Sistema Paese. In Italia spesso, non sempre, nonostante lo Stato. Sono miracoli del fare che la nebbia della crisi non deve far dimenticare ma che non sono sufficienti a consolare. Dietro le grandi aziende ne marciano piccole, e piccolissime, artigiani e commercianti. A fatica, con grande sofferenza: di chi intraprende, di chi lavora. Persone con famiglia, mutui da pagare, bollette da onorare e figli da crescere. Con dignità, se è permesso. Non chiamiamolo paese reale, siamo noi. Carne, sangue e intelligenze che non meritano cifre come queste: l’1% di Pil perso in 50 giorni di stallo politico. Oltre 4mila fallimenti da inizio 2013, il 38,7% dei giovani senza lavoro. Ogni giorno la crisi scrive pagine della nostra Spoon River. Gli epitaffi si somigliano tutti. Accade in un punto d’Europa dove per pagare i fornitori lo Stato ha addirittura bisogno di una legge. Cosa rispondere al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, se dice che abbiamo il diritto di non vivere in un Paese così? Sulla moneta italiana da un euro — la più bella — c’è l’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. È uno dei simboli del Rinascimento. Ne servirebbe uno nuovo. Arriverà? Tutto il resto è politica.
Pubblicato su Qn domenica 14 aprile 2013