Balotelli modello di squalifica
La storia si ripete, sosteneve Giambattista Vico. Ciò vale anche per il calcio, dove le necessarie riforme per adeguare questo sport al terzo millennio non vengono fatte perché una banalissima moviola in campo, per esempio, minerebbe alle fondamenta i poteri forti che affidano la loro sopravvivenza al giudizio insindacabile di un arbitro che ha potere assoluto di interpretare i regolamenti a suo piacere. Senza alcun dolo, ovviamente, ma secondo la soggettività dell’individuo: un fallo di mano in area può essere volontario o no a seconda di chi lo vede… E così una frase.
Ci fu, per esempio, il famoso caso di Totti che in Udinese-Roma gratificò di una serie di vaffa l’arbitro Rizzoli, il quale da gran signore decise di non aver sentito nulla. Il suo collega Morganti, invece, qualche anno dopo (aprile 2011), in Fiorentina-Milan espulse Ibrahimovic che aveva omaggiato il guardalinee con qualche parolina speciale in svedese beccandosi così tre giornate di squalifica. Tornando a Rizzoli, in Napoli-Milan nel febbraio 2012, espulse ancora Ibra per un buffetto rifilato al grande attore Aronica che riuscì a imbastire una scena madre davvero commovente. Lo svedese si beccò tre turni di squalifica, saltando così – guarda caso – la partita scudetto con la Juventus.
La storia di ripete. Guarda caso, in Fiorentina-Milan, il mitico parrucchiere di Terni, Tagliavento, rifila un giallo a Balotelli che ostacola la battuta di un calcio di punizione. Pratica che viene puntualmente eseguita da tutti i giocatori e che è sempre – sempre – tollerata dagli arbitri. Non solo. Supermario si permette di chiedere all’arbitro di linea (quello del tutto inutile che sta a fianco del portiere), col linguaggio moderno dei giovani d’oggi: “Che c… guardi”? E si becca così tre giornate di squalifica (1+2) che gli impediscono di scendere in campo con il Napoli e con la Juventus, visto il mini sconto di una giornata.
Anche noi come Nedved avremmo preferito vederlo in azione sull’erba dello Juventus Stadium. Ma così non sarà e il cerchio si chiude. E si chiuderà ancora finché non verranno fatte quelle riforme, anche tecniche, che tutti auspicano, per rendere finalmente oggettiva la prestazione di una squadra.