Rimetti a noi i nostri debiti
Tra i tanti conti che faticosamente stanno tornando - grazie a Napolitano – e a un governo Letta che sta procedendo con cautela su una strada che pare essere quella giusta, c’è un conto che non torna ancora: il debito. Duemila miliardi di debito pubblico erano e sono la malattia dalla quale l’Italia è afflitta. Senza scavare quella montagna non c’è cura che tenga: la paletta – o la ruspa – per affrontare l’impresa non è necessariamente costruita con misure recessive. Anzi. L’austerità e il rigore dei conti non sono nemici della crescita, sono i suoi migliori fertilizzanti. Perché diminuire il debito pubblico si sia rivelato come svuotare il mare con un secchiello è un altro discorso. Attiene alla peggiore politica, non al bene del paese. Ma nessuno rimetterà a noi i nostri debiti.