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La prima scivolata di Letta

Primo Consiglio dei ministri operativo, primo passo falso del governo. Fino a venerdì sera, la linea era chiara: i provvedimenti economici tanto attesi sarebbero slittati alla prossima settimana. Non un buon segno, ma, a leggerla in positivo, forse il segno di un certo scrupolo nel voler costruire norme inattaccabili e pienamente condivise. Ieri mattina, invece, il colpo di scena: in serata il governo avrebbe disposto sia il rinvio dell’Imu sia il finanziamento della cassa integrazione in deroga. Non solo, per lisciare il pelo alla Bestia dell’antipolitica che si agita tra le file del suo stesso partito, Letta ha annunciato anche la norma che avrebbe tagliato i doppi stipendi dei ministri-parlamentari. Un’accelerazione che rispondeva ad esigenze politiche più che comprensibili. A partire dallo stato di evidente sofferenza del Pd. Chiaro che Letta abbia così inteso dar smalto a quel governo che secondo una parte dei dirigenti del suo stesso partito, e una parte ancor più ampia di militanti, rappresenta un imperdonabile tradimento del primo comandamento del buon democratico: mai governare assieme al Caimano. Un problema che il presidente del Consiglio ha ben presente, tanto da aver chiesto ed ottenuto che domani la delicata assemblea nazionale del Pd si aprisse con una dichiarazione di lealismo nei confronti del suo esecutivo. E quale miglior modo per sottrarre la cosa alla retorica del varare a tambur battente il rifinanziamento della cassa integrazione e una bella norma dal gustoso sapore antiCasta? C’era una logica. E poiché Silvio Berlusconi ha capito che il miglior scudo ai suoi processi sarà l’efficacia del governo, quella logica sembrava anche ampiamente condivisa dagli alleati. Così condivisa che, intervistato dal Tg1 delle 20, l’ex premier ha salutato come cosa fatta il decreto sull’Imu. Si è trattato invece di un clamoroso abbaglio. Il Consiglio dei ministri si è infatti riunito, ma nessun provvedimento concreto ne è uscito. Problemi di copertura, dicono, e un dissidio tra Pd e Pdl sui capannoni industriali. La mente corre allora a certi clamorosi scivoloni del governo Monti. Errori di comunicazione, errori di merito. E non è un dolce ricordo. Il fatto poi che il responsabile dell’Economia, Saccomanni, abbia annunciato che i ministri discuteranno di quel che non hanno fatto ma intendono fare durante il «ritiro spirituale» nell’abazia senese di Spineto, non fa che alimentare i più infelici ricordi del passato e le peggiori previsioni sul futuro.