Buualotelli
Caro Marietto, spero che mi permetterai di chiamarti così nell’attesa che tu diventi un vero SuperMario, non mi sembra una buona idea quella che ti è balenata di recente, e cioè abbandonare il terreno di gioco al primo buu che senti provenire dagli spalti avversi. Per due motivi: 1) così facendo rischi un’ammonizione o, bene che vada, costringi il tuo allenatore a sostituirti; 2) ciò non sarebbe un valido deterrente contro il razzismo, ma piuttosto un incentivo offerto su un piatto d’argento agli avversari che con un semplice buu possono togliere di mezzo il giocatore più pericoloso del Milan.
Dei buu devono occuparsi gli organismi competenti, nazionali e internazionali, e non tu che, invece, potresti rispondere più efficacemente facendo il testimonial contro il razzismo, come proposto dal ministro Kyenge. Un proverbio bresciano così recita: l’aquila nò la ciàpa mosche. Te capì?
Ciò premesso, caro Marietto, dovrai imparare a sopportare stoicamente i calcetti che i rudi terzini ti rifilano alle caviglie o, peggio, le gomitate malandrine, quelle che si vedono e non si vedono. Dovrai imparare a non sentire, durante la partita, certe frasi o certi insulti più o meno razzisti perché il loro scopo è proprio quello di farti incazzare, così poi gli arbitri ti ammoniscono o, peggio, ti espellono.
Caro Marietto, per favore, se vuoi diventare veramente SuperMario non abboccare alle provocazioni in campo e fuori. Ormai, purtroppo per te, non sei più uno qualsiasi, sei una star del calcio e quindi ti ritrovi sempre sotto i riflettori. I quali possono accecare o bruciare se uno non ci sta attento. Mettiti la crema protezione 30 e ignora le provocazioni. La “provocazione”, secondo il dizionario è un “atto, comportamento, parola o discorso offensivo o di sfida, che mira a irritare e a suscitare una reazione violenta”.
L’unico modo corretto di rispondere alle provocazioni è quello di segnare e fare segnare tanti gol e di passare alla storia con la maglia rossonera. Te capì, Marietto?