Salutate il Sassuolo in A
ANDRO’ MOOOOOOOOLTO fuori tema, lo so, ma chissenefrega. Certe cose succedono forse una volta sola, nella vita, quindi sbarellare è permesso. Se non volete leggervi un personalissimo delirio sulla promozione in serie A del Sassuolo, la MIA squadra, potete pure fermarvi qui. Gli altri, quelli che decideranno di proseguire, sono stati avvisati. Per me non ci sono alibi fin dalla prima parola, per chi legge le scuse finiscono da qui in poi.
Per chi non lo sapesse, pochi minuti fa con un gol di Missiroli nel recupero della partita contro il Livorno, il Sassuolo ha ottenuto i punti che gli mancavano per la promozione in serie A, la prima della sua storia. La farà a Reggio Emilia, ma non è questo il tema di oggi. Oggi si festeggia e basta. Lo ammetto, sono in preda ad una sbronza emotiva, in un’orgia di brividi i ricordi vengono a galla per immagini in movimento, uno youtube della memoria. Il primo video, che forse non esiste neanche, è quello di un gol alla Van Basten di Pierone Maini nella prima partita che vidi al Ricci da bambino, credo fosse il 1981 ma non sono sicuro, eravamo in Interregionale, contro l’Ostiglia che aveva la maglia uguale a quella della Sampdoria, e il difensore Oscar Barbieri mi sembrava elegante come Facchetti, l’ala sinistra Marasti era più forte di Carrasco del Barcellona e il centrocampista Balestri per me era come Johnny Metgod del Real Madrid.
Poi penso alla fortuna di aver conosciuto un presidente nobile per passione ed eleganza come Claudio Sassi, del quale Carlo Rossi oggi è degnissimo erede. Per una strana coincidenza, conobbi Rossi nel 1986 quando era presidente del Braida, una squadra di quartiere che portò allo stadio Ricci a giocare la Prima Categoria perché il campo della parrocchia era diventato stretto. Quelli sul Braida furono anche i miei primi articoli per il Carlino e insomma anche qui mi sa che il destino ci abbia messo del suo. Oggi lo stesso Rossi è stato costretto a portare il Sassuolo prima a Modena e poi in A a Reggio, perché quando tocca il calcio lui, evidentemente gli stadi diventano subito troppo piccoli, ed è un complimento, sia chiaro. Il mio Sassuolo è anche un sogno che non è mai diventato realtà soltanto per sfortuna, perché nella galleria dei neroverdi diventati grandi nel calcio, con Angelo Ottani, Roberto Cesati, Giorgio Mariani e Giancarlo Corradini, oggi anche Gianni Munari, ci sarebbe stato benissimo anche Gianni Scacchetti, con il quale giocavamo ai centri estivi e per tutti i ragazzi sassolesi della mia età era un predestinato, un idolo. Fino alle medie giocava in qualsiasi ruolo e se serviva andava in porta a parare i rigori (una volta noi delle De Amicis passammo il turno così, nei Giochi della gioventù delle scuole elementari, proprio al Ricci). In serie A sarebbe arrivato di sicuro se non si fosse rotto due volte tibia e perone prima dei vent’anni, Scacco. Ci ha aggiunto sbagli tutti suoi, ma il destino gli ha tirato uno sgambetto di troppo.
Nell’album scorrono le figurine del bomber Stefano Paraluppi, nel primo Sassuolo che sfiorò la C1, con lo speaker che un giorno leggendo un cartello pubblicitario disse ‘che ignoranti, hanno scritto carta da parati, lo sanno tutti che si dice carta da pareti’, e ovviamente il microfono era aperto e rise mezzo stadio, guardando verso il gabbiotto del Ricci dove stavano lui e i giornalisti. Non chi faceva le telecronache: in quegli anni lavoravo anche per una televisione modenese e il mio primo Sassuolo da giornalista ha soprattutto la faccia di Gianni il cieco, che veniva accompagnato da un amico che tutti chiamavano ‘Sette’, si sedeva al mio fianco per farsi raccontare la partita che non poteva vedere, e nell’intervallo mi chiedeva chiarimenti se la mia descrizione delle azioni non gli era bastata. A fine partita invece venivano i tifosi dell’Alkatraz, primo gruppetto organizzato, ragazzi della mia età che oggi sono diventati uomini e si meritano questa soddisfazione.
E il giorno della promozione in C1, con una foto scattata da Mauro Barbini che immortala l’attaccante neroverde Vianello che cerca di colpire il patron Squinzi con un gavettone e ovviamente prende soltanto il vostro blogger, a quel punto grondante non solo di felicità. E ancora la prima volta in serie B a Salerno, insieme con l’unico vate del calcio sassolese, il collega Stefano Fogliani (i suoi fratelli giocavano in quel Braida di Rossi, tutto si tiene). E la passione di Remo Morini, ti voglio bene perché non hai mai abbandonato la squadra, neanche nei momenti peggiori.
Il finale lo capiranno solo i sassolesi: quando l’arbitro ha fischiato, io ho visto gli spiriti di Giulio Cantelli, Giorgio Mariani e Jack Bellei sorridere e salutare, come i maestri jedi alla fine di Guerre Stellari.