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Con la Finocchiaro e Zanda continua l’irrefrenabile spinta verso il suicidio del Pd

L’irrefrenabile spinta verso il suicidio che il Pd esercita un giorno sì e l’altro pure ha drammaticamente affascinato altri due personaggi di spicco democratico: i senatori Luigi Zanda e Anna Finocchiaro. Che, fra la sorpresa generale, hanno messo in scena un teatrino che si articola su due proposte di legge. La prima prevede l’ineleggibilità di Berlusconi che, udite udite e soprattutto stupite, fa riferimento ad una preistorica legge del 1957 fino ad oggi ignorata. La seconda è contro i movimenti che per presentarsi alle elezioni dovrebbero essere strutturati come partiti.
In pratica un disegno di legge che rivolgerebbe le sue particolari attenzioni contro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, quel movimento che ha praticamente vinto le elezioni del febbraio scorso e che, coi suoi no a Bersani che gli chiedeva di fare un governo insieme, ha ridotto in gravissima crisi il centrosinistra.
Un teatrino si diceva, quello della Finocchiaro e di Zanda. Ma un teatrino che di questi tempi così rischiosi, ha aperto drammatici fronti di discussione non solo in tutto lo schieramento politico a cominciare ovviamente dal Pdl ma pure all’interno dello stesso partito democratico che ogni giorno che passa sembra sempre sull’orlo di una (forse catartica) esplosione.
Enrico Letta, premier di questo governo di larghe intese che sta andando avanti a balzelloni da una manciata di settimane, non poteva permettersi il lusso di esprimere il suo pensiero sull’iniziativa di Zanda e della Finocchiaro, una signora che lo statuto del Pd in materia di mandati parlamentari prevederebbe in pensione già da un po’ di tempo.
Al posto di Letta impegnato in una dura trattativa con l’Europa sul futuro dell’Italia ha parlato il suo amico Matteo Renzi, sindaco rottamatore e stella di tanta parte dei democratici, che senza mezzi termini ha definito assurde le iniziative di Zanda e della Finocchiaro. E che forse in cuor suo, ha mandato in un ben preciso paese politico i due compagni di squadra (ma quante squadre ci sono all’interno del Pd?).
Un sentimento condiviso appieno da tanti simpatizzanti del centrosinistra che hanno visto nell’operato di Zanda e della Finocchiaro un potente siluro nei confronti del governo guidato da Enrico Letta.
Ma come, il giovane premier è impegnato giorno dopo giorno in un estenuante confronto col Pdl, ingombrante compagno di viaggio di questi tempi, deve tenere la barca in equilibrio in un mare sempre più tempestoso, ha a che fare con il problema lavoro, con il problema Imu, con il problema di milioni di disoccupati e i suoi compagni di partito gli imbastiscono un polverone sull’ineleggibilità di Berlusconi e l’accesso al voto dei movimenti? Ma per favore…
Se non si fosse in un Paese in profonda crisi dove la gente non ha lavoro, soffre e spesso, purtroppo, s’ammazza, sembrerebbe davvero di essere su scherzi a parte. C’è chi scopre oggi una legge di un’era geologica fa e chi scopre che i movimenti possono anche vincere le elezioni? Roba da ridere o da fare parecchio innervosire, fate voi.
Questi indisponenti signori del Pd forse non si rendono conto del danno che fanno non solo al loro partito ma al Paese che sta tentando ogni strada per cominciare ad uscire dalla crisi. E allora se non se ne rendono conto sappiano che ormai, coi loro giochini di potere, hanno annoiato una bella parte del loro pur paziente elettorato. O cominciano a pensare al futuro, a rispettare chi si impegna per tutti, a rispettare le fatiche di chi è costretto in questo momento a portare la croce del governo e della crisi, a remare tutti dalla stessa parte, o potrebbero cominciare ad uscire da un partito che evidentemente non fa più per loro. Perché devono capire che l’importante è che il governo ora vada avanti, che l’Italia non si può permettere nuove elezioni a breve.
La gente non ne può più dei teatrini di personaggi come Zanda e la Finocchiaro che non hanno più niente da offrire al Paese. Quanto bene potrebbero fare al verde di tanti giardinetti pubblici?