C’è un’elite senza poteri ma con idee
Clamoroso al Lingotto: nell’anno nero dell’editoria, contro tutte le previsioni, si è registrato il record di pubblico e di vendite. Nell’anno nero del libro, fra crisi economica e conseguente declino delle librerie tradizionali, tutto ci si aspettava fuorché quanto è accaduto al Salone di Torino. Eppure è successo, e probabilmente è un segnale da non sottovalutare. Anna Marzano, Milano
IN EFFETTI il Salone è andato così bene da costringere tutti a rivedere seriamente giudizi e valutazioni. I lettori sono molto più vivi di quanto li si facesse, persino disposti a spendere e desiderosi di portarsi libri a casa, anziché comprarli online. Serve però un evento molto speciale che li mobiliti in massa e in questo Torino è da sempre un importante punto di riferimento come lo è in autunno il Festival della letteratura di Mantova. Quel che è accaduto al Salone, del resto, è la conferma di qualcosa che si muove da tempo, magari sotto traccia. C’è in Italia un’élite numerosa e senza potere che ha coscienza di sé, si ritrova, si riconosce. Forse non è in cerca soltanto di eventi, ma di esperienze condivise, di luoghi. E non smette di cercarli.
laura.fasano@ilgiorno.net