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Islam/ Fanatismo casalingo

MULTICULTURALISMO. Di questa parola ci siamo riempiti la bocca troppo facilmente. Gli Stati Uniti erano il «melting pot», il pentolone nel quale ribollivano felicemente razze, nazionalità e religioni. L’Europa tentava di  seguire a ruota, sia pure con qualche difficoltà. C’erano però nel Vecchio Continente esempi lodati da tutti come l’Inghilterra e la Svezia. Nel giro di pochi giorni l’idea dei tanti segmenti diversi che contribuiscono a  creare una comunità variegata ma armonica è stata maciullata. Il primo colpo fatale è venuto dall’America dove la concessione della cittadinanza di solito viene festeggiata dagli interessati con una cerimonia alla quale si invitano amici e parenti. I fratelli Tsarnaev hanno macchiato con i morti la maratona di Boston e il Patriot Day che commemora l’inizio della guerra di Indipendenza statunitense dal Regno britannico.
 
 A LONDRA uno dei due assassini del soldato inglese Lee Rigby, Michael Adelbolajo, apparteneva a una famiglia cristiana, ma dal 2002 si nutriva di siti internet radicali. «Non smetteremo mai di combattere contro di voi», ha  urlato. Aveva in mente il ruolo degli inglesi in Afghanistan, nella guerra che cominciò dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Ieri proprio nel giorno dell’annuncio del ritiro francese dal Mali, ma dopo il blitz di Parigi nella base nigerina di Agadez, un maghrebino ha tentato di sgozzare con un taglierino un soldato di pattuglia all’arco della Defense, un simbolo della Francia e dell’Europa. Non è il momento di abbandonarsi a reazioni viscerali che farebbero solo il gioco degli estremisti.

 Ventiquattro milioni di musulmani vivono in Europa. L’identikit degli attentatori è di solito quello di giovani che si sono isolati e di fronte al computer sono entrati, come ha scritto l’islamista francese Olivier Roy, «nel mondo virtuale della storia eroica di Al Qaeda, dove, smarriti, si considerano gli eroi tragici di una comunità immaginaria». La risposta al terrorismo casalingo e molecolare non può e non deve essere militare. L’Occidente deve interrogarsi sui motivi per i quali non riesce a trasmettere i suoi valori agli «smarriti» e sulle ragioni per le quali l’intelligence, messa in allerta in diverse occasioni, non ne ha tratto motivi di particolare allarme. Il disagio del terrorista casalingo non può essere lasciato a ribollire nell’indifferenza collettiva.  Prima o poi il distacco e la sottovalutazione fanno piangere altri morti.