Post e blog non uccidono, ma fanno male
Che brutta questa storia della ragazzina di Novara che, dileggiata su Facebook, si è lanciata dal balcone della sua camera. Ora per quel disperato gesto alcuni suoi amici sono indagati per istigazione al suicidio. Una vita spezzata per sempre e tante altre il cui futuro è messo seriamente in discussione. Possiamo fare qualcosa per loro? Giuseppe Gallo, da Milano
CAROLINA (questo il nome della vittima) era poco più che una bambina, ma come tutte le adolescenti aveva cominciato ad aprirsi al mondo, ai primi amori, alle inevitabili bravate fra teen ager. Nulla lasciava presagire che improvvisamente tutto intorno a lei sarebbe diventato brutto e cattivo a tal punto da spingerla a quel gesto. Ora a distanza di cinque mesi otto suoi coetanei sono sotto indagine: con i loro post e filmati sui social network sarebbero stati in qualche modo responsabili della sua morte. Sarà la magistratura a verificare l’attendibilità delle accuse. Cuori di mamma raccontano di figli modello che mai avrebbero voluto far male a “Caro”. E forse è proprio così. Però oggi ci sono degli strumenti che, al di là delle nostre intenzioni, possono uccidere. Facciamone uso, ma con tanto, tanto buon senso. E insegnamoglielo ai ragazzi.
laura.fasano@ilgiorno.net