“Quando Napolitano disse no”
Dopo aver passato gli ultimi due anni ad accusare più o meno esplicitamente il capo dello Stato di abusare dei propri poteri, ieri l’Unità ha di fatto chiesto a Giorgio Napolitano di imporsi sul parlamento per evitare che il libero dibattito tra le forze politiche sulle riforme istituzionali approdi al semipresidenzialismo. «Quando Napolitano disse no», è il titolo che apre il giornale del Pd. A pagina 3, è riportato quasi integralmente il discorso pronunciato il 23 gennaio 2008 dal Presidente in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione. Titolo: «La cosa più saggia è lavorare sul governo parlamentare». Titolo forzato, in effetti, poiché la tesi di fondo è che il sistema istituzionale italiano vada comunque rivisto e debba in ogni caso risultare equilibrato. A chi vorrebbe il semipresidenzialismo, Napolitano ricorda che la semipresidenziale Francia si pone il problema di rafforzare il potere del parlamento. A chi pende per il sistema parlamentare, suggerisce di rafforzare i poteri del governo. Si capisce, e si sa, che Napolitano non è un presidenzialista. Ma, com’è giusto, né allora né oggi lo dice apertamente. E se l’avesse detto? Avrebbe travalicato il proprio ruolo, ma poiché la tesi è gradita all’Unità e a parte del Pd, nessuno tra coloro che oggi ne citano quel discorso gliel’avrebbe rinfacciato. Gli avrebbero invece di certo rinfacciato un’eventuale perorazione della causa semipresidenziale: «Orrore, Napolitano viola la Costituzione più bella del mondo!». Tutto è relativo, dunque. Tutto viene piegato alle esigenze politiche del momento. Esempio: dopo aver messo in piedi un governo col Caimano, ora il Pd avverte l’urgenza di «consultare gli iscritti» sul presidenzialismo. Mah. Circola in Rete un video del medesimo Napolitano, solo un po’ più datato. Camera dei deputati, 13 dicembre 1978: a nome del Pci, Giorgio Napolitano si schiera contro l’adesione dell’Italia al Sistema monetario europeo (Sme), e dunque, in prospettiva, alla nascita dell’euro. Alla luce della crisi attuale, si può anche sostenere che il monito sui rischi legati alla progressiva perdita di sovranità monetaria e all’inesorabile egemonia tedesca sull’Europa lanciato quel giorno avesse un fondamento. Ma chi, oggi, ripubblicasse quel discorso sotto il titolo «Quando Napolitano disse no» per sostenere la necessità che l’Italia torni alla lira commetterebbe un’evidente forzatura.