A lavorare ci pensino gli adulti
Ho sentito in tv che in Italia lavora più di un ragazzino su 20 sotto i 16 anni: il 5,2% dei minori fra i 7 e i 15 anni, per un totale di 260 mila ragazzini. E il dato più penoso è un altro: 30.000 14-15enni italiani «fanno un lavoro pericoloso per la salute, la sicurezza o l’integrità morale», anche «lavorando di notte o in modo continuativo». E pensare che non siamo nel Terzo Mondo…
L.B., Milano
Non è l’India, è casa nostra ed è sotto gli occhi di tutti (almeno per chi voglia vederlo). Quando si parla di bambini che lavorano possono venire in mente i piccoli che fabbricano i palloni e le scarpe di marca nelle più lontane lande del Pakistan. Invece no. Anche in Italia, per condizioni familiari disagiate, lo sfruttamento dei piccoli può cominciare molto presto. E diversamente da quanto succede nel mondo degli adulti, il lavoro minorile non fa differenze di genere: il 46% dei minori 14-15enni che lavorano sono femmine (se c’è una condizione di svantaggio le femmine non mancano mai). Il quadro che se ne ricava è sconfortante anche perché spesso i piccoli sono sfruttati con la complicità delle famiglie. E non hanno minimamente la sensazione di meritarsi una partita di pallone con gli amici.
laura.fasano@ilgiorno.net