Beppe Grillo e la fine del potere
Al netto delle insofferenze personali e dei calcoli individuali, l’evidente travaglio del Movimento 5Stelle va inquadrato su scala globale, poiché su scala globale si spiegava il suo ‘soprendente’ successo. Fenomeni simili esistono quasi ovunque: dai Tea Party antitasse americani, ai pirati internettiani tedeschi, passando per il clown Tiririca, che tre anni fa fu il candidato più votato al parlamento brasiliano. Nascono e si diffondono per riepire lo spazio lasciato vuoto dalla politica. In tutto l’Occidente, infatti, le elezioni perdono costantemente elettori e i partiti militanti. Causa del fenomeno è l’evidente impotenza della politica, figlia della progressiva spoliazione di sovranità che gli stati nazionali hanno subìto a causa della globalizzazione. Una reazione isterica ad un fenomeno reale che riguarda l’essenza stessa della democrazia. Quel fenomeno che l’analista Moisés Naìm ha ben tratteggiato in in saggio appena pubblicato da Mondadori. Emblematico il titolo: ‘La fine del potere’. Il guaio è che tali movimenti alimentano aspettative esorbitanti e sono dunque destinati a ridimensionarsi a causa di quel sentimento che ne ha rappresentato la linfa iniziale: la frustrazione. E’ quel che sta accadendo ai cinquestelle. «Perché votarli se poi non cambia nulla?», si chiedono molti (ex) elettori. E diversi eletti sembrano porsi in questi giorni la medesima domanda. L’impotenza del potere li ha dunque generati, l’impotenza del potere li ridimensionerà. Poi, ma molto poi, vengono le questioni contingenti. Chiaro che «processare» un senatore (Adele Gambaro) per aver criticato la linea politica prima che questa critica assumesse la forma di una trasgressione concreta, è un’enormità. Chiaro anche che dopo aver teorizzato la possibilità (anzi, il dovere) di far politica in diretta streaming, la decisione di celebrare il processo alla Gambaro a porte rigorosamente chiuse è quantomeno un segno di debolezza. Il segno più evidente della differenza che passa tra utopia e storia, sogno e realtà. Punto centrale, però, è l’apologia della Rete. Strumento ingannevole per definizione, che fomenta le nevrosi e alla prima goccia di sangue scatena gli squali. Niente di più facile che orientare un dibattito sul web. Niente di più difficile che dimostrarsi all’altezza delle aspettative create in rete. Oltre che della propria, presunta, diversità.