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Un esame per dire che siamo diventati grandi (o maturi)?

Magris? Con tutto il rispetto…mah! Come al solito tutti si aspettano tracce di temi sensate, invece poi arriva l’insensatezza di Stato ad angustiare la fine della carriera scolastica superiore dei nostri figli. Roba da matti, credo che test peggiori del nostro non esistano in nessun Paese civile, dove si va avanti generalmente solo superando proficiency test periodici. Marcella, ilgiorno.it

QUANDO UNA PRASSI continua a ripetersi negli anni vuol dire che produce dei vantaggi per qualcuno. Questa regola però pare non valere per gli esami di Stato: inutili e pesanti quelli della Scuola secondaria di 1° grado, per certi versi dannosi quelli della Secondaria di 2° grado. Che senso ha esaminare torme di adolescenti desiderosi di andare in vacanza laddove non si sa cosa si cerca di misurare, non è chiaro perché lo si fa, si percepisce che la società non saprà che uso fare dei voti usciti da questi esami? Eppure tutti gli anni il rito si ripete e ciascuno di noi non ha difficoltà ad ammettere che quel momento lì resta, anche con il passare degli anni, indelebile nella memoria. La nostalgia dell’adolescenza non c’entra. C’entra, eccome, la sensazione di esser stati chiamati, per la prima volta, a dimostrare d’esser diventati grandi. laura.fasano@ilgiorno.net