Un eccesso di ipocrisia
Emblematico Claudio Scajola. L’uomo che da ministro dell’Interno fu il responsabile politico del disastroso G8 genovese, approfitta del caos kazako per intimare al suo successore Angelino Alfano quel passo che allora lui si guardò bene dal compiere: le dimissioni. Dall’alto della propria incongruenza, Scajola dà voce a quanti nel Pdl vorrebbero ridimensionare il ruolo politico del segretario, al tempo stesso vicepremier e ministro dell’Interno. Non è un caso isolato. Molti di coloro che oggi soffiano sul fuoco di una vicenda evidentemente malgestita lo fanno non per amor di verità ma per raggiungere obiettivi politici di parte. Chi, come la Lega, a suo tempo non battè comprensibilmente ciglio sulla deportazione per ragion di Stato di un cittadino egiziano sospettato di terrorismo (Abu Omar), ora eleva la ‘extraordinary rendition’ della Shalabayeva e di sua figlia a caso di immoralità politica. Chi, come Matteo Renzi, intende accorciare la vita del governo per ottenere nuove elezioni, fa dell’ex oligarca kazako Ablyazov, già delfino del «dittatore» Nazarbayev, un campione della democrazia e denuncia «lo scandalo» di una storia effettivamente indigeribile per un’opinione pubblica forgiata dal conformismo politicamente corretto. Il ministro degli Esteri Bonino scarica ogni responsabilità sul Viminale, e così fa anche Alfano rispetto ai funzionari dimissionati con onore a fronte di un’accusa disonorevole: aver attentato ai «diritti umani» di una madre e di sua figlia, aver esposto il Paese a una figuraccia internazionale, aver tenuto all’oscuro il ministro competente. Fosse vero, andrebbero cacciati con infamia. Ma è noto che l’ipocrisia è un elemento imprescindibile della vita e ancor più della politica. Lo testimoniano le dinamiche interne alla maggioranza. Chiaro che se il Pdl non fosse un’armata in rotta con un Capo virtualmente esautorato dalle procure, saremmo già andati a votare. E se la vecchia nomenklatura del Pd non temesse la rottamazione renziana l’esito sarebbe stato analogo. Si tralascino allora le distrazioni di massa, gli oranghi di Calderoli e i kazaki di Alfano, e si decida: o il governo Letta si dà un programma condiviso ed organico di riforme radicali come fece a suo tempo la Germania senza curarsi di clientele e interessi di parte, o sarà meglio tornare a votare rassegnandosi a una lunga stagione di governi di sinistra.