Fare squadra? Siamo mica tedeschi!
Piuttosto efficace l’immagine usata ieri dal sindaco di Bari, Michele Emiliano: «Pd e Pdl stanno facendo quello che fanno i cavalli a Siena prima di partire. Si stanno infilando nei canapi per la partenza elettorale». Ora, essendosi Emiliano convertito al renzismo ed essendo Renzi il più interessato alle elezioni anticipate, la metafora del Palio (competizione, per altro, tradizionalmente ricca di colpi bassi) va presa con le molle. Nel senso che, oggi, sarebbe a dir poco azzardato scommettere su elezioni a breve. È però innegabile che negli ultimi giorni si sia verificato un certo, ulteriore, scollamento tra i partiti della maggioranza e il governo. Nel Pdl si registra sui temi etici. Nel Pd sulla vicenda kazaka. In entrambi sul finanziamento pubblico.
Dei tre, il segnale più allarmante è il secondo, poiché tocca un campo che più d’ogni altro richiede (o meglio, richiederebbe) compattezza: la politica estera e di sicurezza. Il Pd continua infatti a soffiare sul fuoco delle dimissioni di Alfano da ministro dell’Interno, in ciò aiutato dalle allussioni del ministro degli Esteri Bonino sul ruolo del Viminale e, nei giorni scorsi, da quelle dell’ex capo di gabinetto Procaccini su Alfano. Un partito di maggioranza che cerca lo scontro a scapito del governo, ministri in competizione tra loro, alti funzionari che rilasciano raffiche di interviste: ‘fare squadra’, in Italia, è difficile. In Germania no, è infatti lì le larghe intese hanno cambiato volto al Paese