Ballando sul Titanic
Agosto, mese propizio per la speculazione finanziaria, si avvicina. E si moltiplicano i segnali d’allarme: Eurostat assicura che il debito pubblico italiano ha superato il 130% del Pil; due settimane dopo averci tagliato il rating, ieri Standard & Poor’s ha riservato lo stesso trattamento a 18 nostre banche; i giornali tedeschi tornano a lanciare l’«allarme Italia»; martedì Bankitalia, Consob, Ivass e Covip hanno supplicato gli operatori finanziari di non vendere i titoli pubblici italiani in caso di ulteriore declassamento da parte delle agenzie di rating. Prospettiva, quest’ultima, che toglie il sonno all’establishment. Sì che il direttore del ‘Corriere della sera’ verga un allarmato ed allarmante editoriale per ricordare e tutti che esattamente due anni fa eravamo sul punto di finire come la Grecia. E la politica cosa fa? Cosa fanno gli organi dello Stato? A causa delle feroci divisioni che in materia solcano il Pd, il voto della Camera sulla cosiddetta «abolizione» del finanziamento pubblico ai partiti fissato per domani slitterà a data da destinarsi. Rimandato, forse addirittura a settembre. Si rinvia anche la formalizzazione del tetto di 300mila euro agli stipendi dei manager pubblici. Era nero sui bianco nel decreto cosiddetto del ‘fare’: è scomparso, dicono, «a causa di un errore materiale». In compenso, sul reperimento delle coperture per abolire l’Imu sulla prima casa ed evitare l’innalzamento dell’Iva siamo ancora a caro amico: il governo non si pronuncia, i partiti non si accordano. E se non si accordano sull’abbassamento delle tasse, figurarsi se possono accordarsi su un tema lacerante come la Giustizia. Quella riforma che ci viene sollecitata dalla Corte europea e che aiuterebbe ad attirare investimenti stranieri resta un tabù assoluto: «Servirebbe, ma non è una priorità», ha sentenziato il presidente del Senato, l’ineffabile Pietro Grasso. Come se non bastasse, la scorsa settimana la Corte costituzionale ha fatto letteralmente a pezzi il decreto legislativo con cui nel settembre 2011 si introdussero stringenti controlli sulle spese regionali e conseguenti sanzioni per gli amministratori incapaci e/o disonesti. La politica è congelata, si attende la sentenza della Cassazione su Mediaset.
Valuti il lettore se e quanto la prima parte di quest’articolo sia conciliabile con la seconda.