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La politica? Spettacolo e narcisismo

E’ andata ieri in scena alla Camera la sintesi perfetta di quel che la politica oggi in fondo è: puro spettacolo. Si apre dunque il Palazzo durante le ferie estive non per approvare, ma per incardinare una legge. E’ un atto dovuto, dice. E va bene. Quanto alla legge, niente a che vedere con la crisi e la condizione reale delle famiglie: si tratta della conversione del decreto varato con gran clamore del governo sul «femminicidio». Reato odioso, perché esercitato dal più forte contro il più debole, rispetto al quale si ritengono insufficienti le norme già in vigore. Il motivo è chiaro, il «femminicidio» è diventato una nuova ed utleriore ragione di angoscia collettiva per il semplice fatto che televisioni e giornali non parlano d’altro. Le violenze sulle donne non sono in aumento, sono in aumento le denunce, e gli spazi che i media gli dedicano. Ma dove rifulgono i fari delle telecamere lì il politico come una falena si manifesta. E legifera. Perciò in aula non poteva mancare il segretario del Pd Guglielmo Epifani, uomo di sinistra, dunque assai attento alla «soggettività femminile» e morettianamente convinto che lo si sarebbe notato al meglio essendo «presente ma in disparte». Con lui c’erano un centinaio di deputati: in più di cinquecento hanno dunque ritenuto di restarsene al mare. Difficile dire se si sono rivelati i migliori o i peggiori. Tra gli assenti spiccavano comunque molti grillini, che pure sui doveri dei parlamentari sono soliti impancarsi e contro la presidente Laura Boldrini sono in guerra aperta perché, si sa, in politica più ci si assomiglia più ci si combatte. Abbiamo così assistito ad un titanico scontro tra titanici narcisismi: quello dei grillini e quello della Boldrini. Perché quando Max Weber lamentava che «la vanità» è la peggior insidia per il politico di professione non aveva idea di quanto smisurato possa essere l’ego dei neofiti. Va comunque detto che i 22 grillini presenti non hanno fatto rimpiangere la mancanza degli 84 assenti. Corroborati da un manipolo di leghisti sereni e dialoganti come unni affamati e stanchi, hanno montato una cagnara degna, come usa dire, di miglior causa. Non due minuti ma due ore è durato l’idillio. E naturalmente di tutto s’è parlato tranne che di donne e di violenze. Grande spettacolo, comunque. E’ prevista una replica continua.