Senza Taider e Gilardino, il Bologna è solo una promettente incognita
A due passi dall’esordio in campionato sul campo del Napoli il Bologna ripiomba nei suoi eterni dubbi. Quanto vale una squadra vedova di due pezzi forti come Gilardino e Taider? Perché ad ogni inizio di stagione Pioli è costretto a rivedere piani e strategie già concordate? Perchè Guaraldi continua a promettere che non cederà le sue stelle e poi lo fa puntualmente?
Cominciamo dall’ultimo interrogativo: quello più indigesto per i tifosi, che già protestano con rabbia a Casteldebole. I 5,8 milioni di euro incassati dalla cessione di Taider servono a riassestare le casse del Bologna e consentono al presidente e ai suoi soci quella ricapitalizzazione necessaria per far sopravvivere la società e coprire i costi di gestione.
Ma se Guaraldi era già a conoscenza di questo ”buco” da riempire perché ha continuato a sbandierare l’incediblità di Taider, un elemento giovane e in piena crescita tecnica intorno al quale Pioli stava costruendo il nuovo centrocampo del Bologna? Forse il presidente lo ha fatto per strategia di mercato, per tenere alta la quotazione del franco-algerino. Di certo non si è ingraziato il tifo e ha tolto una pedina fondamentale al centrocampo rossoblù di oggi e di domani.
Pioli, come sempre, si è piegato alla ragion di stato, conosce il ridotto potenziale economico del Bologna ed è certamente grato a Guaraldi, che lo ha confermato in panchina anche nei momenti più bui della scorsa stagione. Così il tecnico ha chiesto e ottenuto il ritorno di Perez e rilanciato le azioni di Della Rocca come nuovo fulcro del centrocampo.
Quanto possa valere il Bologna di oggi è difficile dirlo, perché la partenza di Gilardino toglie all’attacco un potenziale molto rilevante e sottrae al gioco un preziosissimo elemento tattico. Gilardino faceva reparto da solo, era abilissimo a difendere il pallone e a far salire la squadra, modalità che non sono proprio nelle corde di Rolando Bianchi.
Il nuovo bomber dal cuore granata ha altre caratteristiche, eccelle nel piazzamento a centro area e nello stacco di testa e si gioverebbe di cross profondi dalle fasce, giocate quasi sconosciute al Bologna di oggi.
Eppure se alcuni meccanismi funzioneranno al meglio, Guaraldi potrebbe rivedere in campo un Bologna di buona qualità e alto rendimento, a dispetto delle cessioni. La coppia Krhin-Della Rocca, collaudata in attesa del ritorno di Perez, sembra ben assortita: alle capacità di incontrista del primo si sommano la corsa e la buona tecnica del secondo. E davanti a loro oscilla il pendolo magico di Diamanti, che può cambiare le sorti di qualsiasi partita. Fondamentale, però, sarà il ruolo giocato dagli esterni offensivi, Kone e Christodoulopoulos, che dovranno sacrificarsi sulle fasce e cercare il fondo con insistenza, come richiedono i nuovi schemi.
In difesa si comincia in piena emergenza, per gli infortuni di Sorensen e Cherubin e proprio da questo reparto vengono i patemi maggiori, considerando che Antonsson e il ritrovato Natali formano una coppia sicuramente esperta ma sono entrambi longilinei e legnosi, in prevedibile difficoltà contro attaccanti veloci e guizzanti come quelli del Napoli. Forse sarebbe meglio impiegare il giovane Radakovic che ha già dato ottime prove di sè. Facile, dunque, prevedere un esordio complicato per il Bologna ma se la difesa riesce a trovare un assetto credibile, il resto della squadra ha un suo felice equilibrio, che potrebbe subire anche ritocchi in corso d’opera, magari con un più solido centrocampo a tre dove Krhin potrebbe operare da centrale con Perez a destra e Della Rocca a sinistra e il sacrificio del greco ”Cristo”.
Insomma il Bologna di oggi, vedovo di almeno due assi, resta una promettente incognita.