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A tutto pensano fuorché all’Italia

E l’Italia? Che si arrangi. Diceva Giuseppe Prezzolini che nel Belpaese «nessuno comanda, ma tutti s’impongono». E poiché macchiavellismo e cattolicesimo sono le nostre dorsali culturali, chi si impone lo fa sempre in nome di alti principi generali ispirati da bassi calcoli personali. E’ ciò che sta accadendo in queste ore, e non si salva davvero nessuno. Dopo aver detto che la caduta del governo sarebbe disastrosa per gli italiani e che la sentenza della Cassazione non ne avrebbe minato la stabilità, Silvio Berlusconi s’è sentito stretto in un vicolo cieco e sta facendo oggi quel che ieri negava e di voler fare: legare a filo doppio il proprio destino giudiziario alle sorti dell’esecutivo Letta. Ad aizzarlo, tutti coloro che nel Pdl non hanno né voti né prospettive politiche se svincolati dal Cavaliere: comunque vada, un’altra legislatura non gliela potrà togliere nessuno. Le cosiddette colombe volano basso. Alfano, che un anno fa dava di «barzellettiere» al Capo, e i ministri del Pdl si sono resi conto di non avere margini d’azione avendo contribuito loro stessi a costruire un partito che non è un partito ma un agglomerato di interessi e di ambizioni che dipendono da un unico uomo: Silvio Berlusconi, appunto. A denti stretti, ancora una volta seguiranno. Quanto al Pd, dopo aver messo in piedi sull’onda dell’emergenza economica un governo con il Caimano, su cui già incombevano chiare sentenze di condanna, ora se ne sfila rifiutando anche di valutare quelle possibili vie giuridiche per scongiurare l’immediata proscrizione di Berlusconi dal parlamento. C’è il congresso, dopo vent’anni di antiberlusconismo i militanti non capirebbero. E in molti rischierebbero la carriera. Vale anche per Enrico Letta, premier debole di un governo debole eppure necessario. Fingendo di non comprendere che la questione Berlusconi è questione politica, Letta semplicemente evita di precludersi la strada di una premiership futura. Quanto a Giorgio Napolitano, in nome dell’emergenza e del supremo interesse nazionale, in questi ultimi due anni sotto la sua regia è stato fatto comprensibilmente di tutto. Ma tutto sembra ora fermarsi davanti all’insindacabile giudizio della magistratura. E l’italia? Che si arrangi, appunto. Gli italiani non sono tedeschi: se il buonsenso non prevarrà, sarà dunque la Germania a decidere del nostro futuro.