Prandelli è lo Special One del nostro calcio, stop alle voci sui successori
Zaccheroni o Allegri come successori di Cesare Prandelli. C’è un mondiale intero ancora da giocare, quello di Brasile 2014, ma la Federcalcio lascia già filtrare i nomi dei possibili successori del Ct azzurro.
Fatte salve le qualità di Zac, oggi brillante condottiero del Giappone, e del tecnico milanista, ci preme sottolineare che Prandelli deve giocarsi il suo mondiale nelle migliori condizioni possibili. Sentirsi giubilato prima ancora che la grande macchina del Mundial si metta in moto, non è il massimo della vita. Anche se è stato lo stesso Prandelli a confessare che dopo il 2014 ha una voglia matta di rituffarsi nel calcio di campionato, quello degli allenamenti quotidiani, del lavoro sul campo, della preparazione sistematica.
Nel ruolo del Ct gli manca la continuità del rapporto, l’adrenalina della domenica, l’elevata temperatura della panchina. Ma in azzurro si è scoperto altre qualità: quelle del selezionatore acccorto, del puntuale studioso di calcio e di uomini. Le sue convocazioni sono sempre uno specchio fedele del campionato, un cocktail che condensa il meglio del nostro calcio.
L’apertura ai giovani e ai talenti seminascosti è costante, il ripescaggio degli ”anziani” puntuale, la lezione tattuca e comportamentale degna di un vero campione della panchina.
Ecco perché la Federcalcio e i suoi uomini devono pensare soprattutto a tutelare Prandelli, ad assicuragli le migliori condizioni di lavoro e il massimo prestigio. La sua è una nazionale che batte le vie del gioco e dello spettacolo, una squadra che vuole imporrsi con le doti del carattere e l’equilibrio tattico. C’è chi considera il Ct troppo tenero, troppo galantuomo, poco ”arrabbiato”. E invece nell’equilibrio che sorveglia le sue azioni c’è la grandezza dell’uomo. E’ proprio lui lo Special One del nostro calcio.