Il razzismo? Non è un tema da calciatori
Ci mancava anche questo: “Boateng è voluto andare via a causa dei troppi episodi di razzismo in Italia”. Il giocatore – si dice – era ormai allo stremo: troppe volte, infatti, era stato bersagliato dai tifosi avversari, con odiosi cori razzisti. Detto che è tutto da verificare, resta lo stupore per una scelta incomprensibile: scappi dall’Italia razzista e vai… in Germania. Antonio Taddei, Milano
INVECE DI FARE le solite inutili prediche al nostro Paese, il milionario Boateng farebbe bene a domandarsi se il suo comportamento (tenuto dentro e fuori dal campo) sia stato consono ad un atleta pagato per le prestazioni sportive e non per gli exploit sulle piste da ballo delle discoteche milanesi. Certo, il ragazzo era rimasto molto turbato il 3 gennaio, quando reagì con una pallonata agli insulti beceri del pubblico di Busto Arsizio durante l’amichevole fra Milan e Pro Patria. Quelle immagini avevano fatto il giro delle televisioni (anche estere) e non avevano certo contribuito all’immagine dell’Italia. Una gran brutta pubblicità per il Paese. Ora il “Boa” da oltreconfine fa trapelare il suo malessere per il trattamento ricevuto. Dal testimonial antirazzismo all’Onu ci saremmo attesi un ben altro (e più maturo) atteggiamento. Pensi a giocare, la politica è una cosa seria.
laura.fasano@ilgiorno.net