Un Cavaliere al bivio
E’ come se allo scoccare del sedicesimo minuto gli avessero spento la telecamera. C’è la denuncia dell’ingiustizia subita, c’è l’attacco alla sinistra, c’è la critica al governo, c’è l’appello all’unità dei moderati, c’è la chiamata alle armi del popolo azzurro prima che «la catastrofe» si compia. Quel che manca, nel videomessaggio con cui Silvio Berlusconi ha lanciato il ritorno di Forza Italia, è la conclusione: l’annuncio che staccherà la spina all’esecutivo Letta. Non è un segno di forza, ma di debolezza. La debolezza che si percepisce nelle pieghe di un discorso che in fondo è una sincera ammissione di fallimento. Di una sconfitta. Una doppia sconfitta: persa la ventennale battaglia contro i magistrati; conclusa con un emblematico ritorno al punto di partenza la ventennale cavalcata politica. In video, ieri, non abbiamo visto il Silvio Berlusconi col sole in tasca che annunciava probabilmente addirittura credendoci «la rivoluzione liberale», ma un Galata piegato da vent’anni di guerra che reagisce come può ad un destino avverso che lo colpisce sia negli interessi (la sentenza su Fininvest) sia nella sua stessa essenza politica (la decadenza da parlamentare). Poi, certo, è tutto vero: il dilagare dell’ordine giudiziario, l’incompiutezza politica del Pd, la necessità di riforme economiche coraggiose. Verissimo, però, è quel che il Cavaliere ha detto in premessa: «Stiamo vivendo una crisi economica senza precedenti». E l’ha detto nel giorno in cui il governo Letta ha dovuto ammettere il possibile sforamento dei parametri di Maastricht. E’ chiaro che Silvio Berlusconi non intende assumersi la responsabilità di una crisi politica sulla sola base della persecuzione giudiziaria subita, è possibile attenda il manifestarsi di un’occasione più popolare. L’Iva, ad esempio. Certo è che da ieri il governo è ufficialmente congelato. E di tutto l’Italia ha bisogno tranne che di un governo paralizzato più di quanto già non sia da veti, timori e rancori incrociati. Silvio Berlusconi, «decaduto o no», rispetto al premier Letta è nelle condizioni di svolgere la funzione del pungolo o quella del becchino. Ieri si è prudentemente collocato al bivio tra le due strade, ma il fatto che abbia ufficialmente accettato la propria decadenza da senatore rivela in lui un’importante dose di realismo. Quel realismo e quella coerenza con l’interesse generale che potrebbero persino indurlo a non mettere in crisi il governo. Quel realismo e quella coerenza con l’interesse generale che il Pd dimosterà di non avere se, come sembra, continuerà a drammatizzare il comprensibile sfogo di un Cavaliere ferito. Per ragioni diverse, infatti, le elezioni anticipate convengono a Renzi e a Bersani più di quanto non convengano a Berlusconi.