Bologna battuto anche dall’arbitro Peruzzo, ma il gioco non c’è
Bologna battuto dall’arbitro Peruzzo e dai suoi stessi limiti. La sconfitta interna contro il Torino (la prima casalinga) non solo complica la classifica ma restituisce l’immagine di un Bologna impotente nella costruzione del gioco e troppo facile alle crisi di nervi. Nel tunnel degli spogliatoi, fra primo e secondo tempo, il superveterano Natali, autore dell’unico gol rossoblù di giornata, apostrofa così vivacemente l’arbitro Peruzzo che finisce per farsi espellere. Un cartellino giallo fuori dal campo non è cosa comune, ma il Bologna stabilisce anche questo piccolo record e affronta l’intero secondo tempo in dieci contro undici con un gol da rimontare. Frenata e macchinosa nella manovra anche in parità numerica, la squadra di Pioli si condanna a una faticosa e inutile rincorsa e non bastano gli innesti di Mantovani e del giovane argentino Cristaldo per restituire il pareggio al Bologna.
Peccato doppio, perché nel primo tempo la buona disposizione tattica, unita all’orogoglio e alla rabbia, avevano consentito alla squadra di riscattare una falsa partenza. Col Toro in vantaggio dopo soli tre minuti (respinta corta di Curci su cross dalla destra e comoda inzuccata vincente di D’Ambrosio), il Bologna ha rischiato di capitolare un paio di volte su affondi di Cerci e Glik. Ma poi, a forza di rantolare calcio nella trequarti avversaria, si è procurato un calcio di punizione che Diamanti ha scodellato nel mezzo per il testone di Natali. Sulla corta respinta di petto del portiere Padelli il pallone è rotolato sulla tibia legnosa del difensore rossoblù e di lì è schizzata in rete.
A quel punto il Bologna ha confermato la propria incapacità a congelare il gioco e le situazion i favorevoli. Cerci ha centrato la traversa dai trenta metri e sulla ribattuta Della Rocca ha spinto a terra El Kaddouri, provocando il calcio di rigore. Cerci ha infilato Curci con la complicità del palo che prima lo aveva tradito. E il Bologna ha cominciato a protestare per un presunto fallo in area su Natali prima dello spintone di Della Rocca. Su queste argomentazioni verte anche il giallo dell’espulsione negli spogliatoi, che impedisce al Bologna di giocarsi la partita ad armi pari.
Resta la poca sostanza del gioco rossoblù, l’incapacità a costruire una manovra che non passi dal piede di Diamanti. L’unica alternativa erano le invenzioni di un Kone in ottima giornata con le sue percussioni verticali, frutto non del lavoro di squadra ma di personalissime interpretazioni. Così il Bologna ha creato pericoli solo sui calci piazzati (gol di testa di Kone annullato per un netto fuoriogioco), consentendo al Torino una comoda gestione della partita fino al novantesimo.
Con Milan e Roma che bussano alle porte, è necessario che il Bologna ritrovi vitalità e diverse chiavi espressive, perché altrimenti la sua manovra diventa sterile e inconcludente. Proprio come il povero Bianchi, condannato alla sua peggior partita da ex monumento granata. Per ridare piglio alla squadra servono innesti importanti come quelli di Morleo (Cech è sempre troppo compassato sul fronte sinistro) Perez (certamente più incisivo di Pazienza) e magari del giovane Laxalt. E Bianchi merita di giocare dal primo minuto con a fianco Cristaldo, per cucire un’intesa e tenere sotto pressione la difesa avversaria. Moscardelli, quasi perfetto come staffettista subentrante, non ha novanta minuti nella gambe e può risultare invece utile a gara iniziata. Senza abbattersi ma consci che il lavoro di ricostruzione della squadra è ancora enorme, guardiamo al futuro cercando di valorizzare i giocatori più giovani, freschi e motivati.